L’estate 2026 porta con sé una novità importante per le imprese del settore edile e agricolo: torna la Cassa Integrazione Guadagni per emergenza calore, con regole più favorevoli rispetto al passato. A stabilirlo è l’articolo 6 del D.L. n. 107 del 26 giugno 2026, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 146 e in vigore dal 27 giugno 2026.

Se sei un imprenditore che opera nell’edilizia, nell’agricoltura o nei settori affini, questo articolo ti spiega cosa cambia, chi ne beneficia e come attivarsi per tempo.

Perché è stato introdotto questo decreto?

Le ondate di calore estreme non sono più eventi eccezionali: sono una realtà strutturale con cui le imprese devono fare i conti ogni anno. Lavorare in cantiere o nei campi con temperature sopra i 35°C non è solo scomodo — è un rischio concreto per la salute dei lavoratori e un fattore che blocca l’attività produttiva.

Il legislatore ha riconosciuto questa realtà e ha previsto, anche per il 2026, uno strumento straordinario di sostegno al reddito per le aziende costrette a sospendere o ridurre l’attività a causa del caldo.

Chi può accedere alla CIG per emergenza calore 2026?

Le deroghe introdotte dal D.L. 107/2026 riguardano due categorie distinte.

Edilizia e settori affini

Possono accedere alle misure straordinarie le imprese dell’edilizia e dei settori affini — incluse quelle dell’impiantistica e delle opere infrastrutturali — che sospendono o riducono l’attività nel periodo dal 1° luglio al 31 dicembre 2026 a causa di eventi climatici eccezionali e oggettivamente non evitabili.

Settore agricolo

Le tutele si estendono anche agli operai agricoli, sia a tempo determinato che indeterminato, con accesso al trattamento integrativo previsto dall’articolo 8 della Legge n. 457/1972.

Cosa cambia rispetto alle regole ordinarie?

Questa è la parte che interessa davvero chi deve gestire la pratica. Le deroghe introdotte sono significative e rendono l’accesso allo strumento molto più agevole rispetto al regime standard.

Per l’edilizia

Regola ordinaria Deroga 2026
Limite massimo di 52 settimane nel biennio mobile Non si applica
Periodo di sospensione per chi ha esaurito il plafond Non si applica
Contributo addizionale a carico del datore di lavoro Escluso

In sintesi: le imprese che hanno già esaurito le settimane di CIG ordinaria possono comunque accedere al trattamento, e lo fanno senza pagare il contributo addizionale.

Per l’agricoltura

Le novità per il settore agricolo sono altrettanto rilevanti:

  • Il trattamento è riconosciuto anche in caso di sospensione parziale, cioè limitata a metà della giornata lavorativa — non è necessaria la sospensione totale
  • L’accesso è garantito a prescindere dal requisito delle giornate lavorative normalmente richieste
  • Le giornate di integrazione non concorrono al limite massimo annuale di 90 giornate
  • Le giornate sono equiparate al lavoro ai fini del calcolo della disoccupazione agricola e del requisito delle 181 giornate di effettivo lavoro

Quali sono le risorse disponibili?

Il decreto stanzia complessivamente 15,2 milioni di euro per il 2026, così ripartiti:

  • 4,9 milioni di euro per il settore edile e affini
  • 10,3 milioni di euro per il settore agricolo

L’INPS è incaricato del monitoraggio degli oneri, anche in via prospettica. Le domande che eccedono il limite di spesa non vengono accolte. Questo significa una cosa sola: chi arriva prima, ha più possibilità di accedere. Presentare le domande tempestivamente non è un’opzione, è una necessità.

Come funziona in pratica: a chi si rivolge la domanda?

Per il settore agricolo è prevista una gestione diretta dell’INPS: il trattamento è concesso dalla sede INPS territorialmente competente ed è erogato direttamente dall’Istituto. Una semplificazione rispetto al passato, che accelera i tempi.

Per l’edilizia si seguono le procedure ordinarie di accesso agli ammortizzatori sociali, con le deroghe descritte.

Cosa deve fare l’imprenditore adesso?

Se operi in uno dei settori interessati, ecco i passi concreti da compiere:

  1. Verifica se rientri nei settori coperti — edilizia, impiantistica, infrastrutture, agricoltura
  2. Monitora le temperature e tieni traccia documentale degli eventi climatici che causano la sospensione (bollettini meteo, comunicazioni degli enti competenti)
  3. Prepara la documentazione con il tuo consulente del lavoro prima che si verifichino le sospensioni — non dopo
  4. Presenta la domanda all’INPS nei termini previsti, senza aspettare la fine del periodo di sospensione
  5. Controlla il rispetto del plafond disponibile — le risorse sono limitate e le domande vengono accolte in ordine

Un errore da non fare

Molti imprenditori tendono ad affrontare queste situazioni in modo improvvisato: aspettano che il problema si presenti, poi cercano di recuperare la documentazione in fretta.

Con la CIG per emergenza calore questo approccio può costare caro. Il decreto prevede limiti di spesa certi e un monitoraggio continuo da parte dell’INPS: le domande tardive rischiano di trovare il plafond esaurito.

La gestione corretta di questi strumenti si pianifica prima, non durante l’emergenza.

Vuoi capire se la tua azienda può accedere?

Ogni settore ha le sue specificità e ogni azienda ha una storia contributiva diversa. Prima di presentare una domanda — o prima di rinunciarci pensando di non avere i requisiti — è utile fare una verifica con chi conosce il tuo caso.

Noi siamo a disposizione per una consulenza personalizzata.

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