La normativa italiana si arricchisce di un ulteriore passo in avanti a favore dei malati oncologici, con l’approvazione definitiva della legge che offre maggiori garanzie a chi sta affrontando un percorso di cura per tumore.

Dopo il via libera unanime della Camera dei deputati a marzo 2025, il Senato ha approvato la legge l’8 luglio 2025, portando così una risposta concreta alle richieste delle associazioni dei pazienti oncologici e delle loro famiglie, in una prospettiva di miglioramento delle condizioni lavorative.

Le nuove tutele per i malati oncologici e per chi ha invalidità superiore al 74%


Dal 2026, infatti, tutti i lavoratori dipendenti che affrontano una malattia oncologica o altre patologie croniche e rare, con un’invalidità superiore al 74%, potranno beneficiare di un congedo straordinario della durata massima di 24 mesi. Questa “pausa lavorativa”, che potrà essere continuativa o frazionata, garantirà ai pazienti la conservazione del posto di lavoro, pur senza stipendio. Questo rappresenta un cambio radicale rispetto alle attuali disposizioni, che limitano a 6 mesi la durata dell’assenza per malattia, rischiando di esporre i lavoratori alla perdita del proprio impiego.

Cosa cambia rispetto al passato?


Fino a oggi, molti malati oncologici si sono trovati costretti a rientrare al lavoro prima di quanto fosse loro possibile, con un alto rischio di compromissione del percorso di cura. La nuova legge prevede che durante il periodo di assenza, pur non ricevendo lo stipendio e senza la contribuzione previdenziale (ai fini pensionistici), il lavoratore potrà conservare il proprio posto di lavoro, con la possibilità di rientrare in modalità agile o a distanza, laddove compatibile con le mansioni svolte. Inoltre, i permessi retribuiti per visite mediche ed esami saranno incrementati di 10 ore, portando il totale fino a 28 ore annue in alcuni casi, per tutti i pazienti fragili o per coloro che devono accudire familiari malati.

I lavoratori autonomi non sono stati dimenticati: la legge prevede che i professionisti possano sospendere l’attività fino a 300 giorni all’anno, rispetto ai 150 giorni previsti attualmente per i contratti di lavoro autonomo continuativo.

Le coperture finanziarie e l’impegno futuro


Per il finanziamento delle nuove tutele, sono previste coperture crescenti dal 2026 al 2035, che partiranno da 20,9 milioni di euro e arriveranno a 25,2 milioni di euro. Inoltre, la legge istituisce un fondo da 2 milioni di euro annui destinato al Ministero dell’università e della ricerca, per premiare laureati in discipline sanitarie in memoria delle vittime del cancro. È previsto anche il potenziamento delle infrastrutture tecnologiche dell’INPS, per facilitare l’applicazione delle nuove norme.

Il “salva-lavoro” e l’oblio oncologico: una tutela ancora più forte


Questa legge si inserisce in un più ampio contesto di tutela e di riconoscimento dei diritti dei malati oncologici, che ha visto recentemente anche l’approvazione della normativa sul cosiddetto “oblio oncologico”. In questo scenario, le nuove disposizioni “salva-lavoro” rappresentano un passo decisivo per garantire serenità ai malati oncologici durante e dopo il percorso di cura, senza compromettere la loro stabilità professionale ed economica. Il Ministro della Salute Orazio Schillaci ha commentato con favore l’approvazione della legge, sottolineando l’importanza di dare ai malati oncologici “un segnale di civiltà e umanità”.

Le reazioni delle associazioni dei pazienti


Le reazioni alle nuove disposizioni sono contrastanti ma generalmente favorevoli. Annamaria Mancuso, coordinatrice del gruppo “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”, ha espresso grande soddisfazione per l’estensione delle tutele professionali ed economiche. Secondo Mancuso, questo rappresenta un “importantissimo passo verso la protezione dei pazienti, che finalmente possono affrontare la malattia senza doversi preoccupare della perdita di stabilità lavorativa”.

D’altra parte, la Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO) ha sottolineato come, pur apprezzando l’intento positivo della legge, ci siano alcune lacune da colmare. In particolare, Elisabetta Iannelli, segretario generale di FAVO, ha evidenziato la necessità di prevedere il divieto di lavoro notturno per i malati oncologici e di introdurre l’obbligo per i datori di lavoro di comunicare anticipatamente la scadenza del periodo di comporto. Inoltre, FAVO auspica che si intervenga ulteriormente in futuro per garantire maggiore protezione e dignità a chi affronta una malattia grave.

Un futuro più sereno per i lavoratori oncologici


Le nuove norme, che entreranno in vigore dal 2026, rappresentano un importante cambiamento per chi sta combattendo contro il cancro e altre patologie invalidanti. La possibilità di usufruire di congedi prolungati senza rischiare il licenziamento e la garanzia di un ritorno graduale al lavoro, anche in modalità agile, sono un riconoscimento dei diritti fondamentali di chi sta attraversando un periodo difficile.

L’introduzione di queste tutele evidenzia quanto il sistema legislativo italiano stia evolvendo per rispondere meglio alle esigenze dei malati oncologici, cercando di bilanciare la necessità di tutelare la salute con quella di garantire la continuità professionale. In un mondo del lavoro sempre più dinamico e in continua trasformazione, è fondamentale che i diritti dei lavoratori malati vengano rispettati, così come il diritto a una vita lavorativa serena anche in presenza di gravi patologie.


Il 2026 segnerà un anno cruciale per i pazienti oncologici e per chi vive con invalidità superiore al 74%.

Le nuove tutele sul lavoro, insieme alle altre misure di protezione sociale, contribuiranno a dare maggiore dignità e serenità a chi deve affrontare la malattia. È un segno concreto di attenzione e supporto, ma anche un messaggio di speranza: il lavoro, con le giuste tutele, può essere parte integrante del percorso di cura, favorendo il recupero e la continuità della vita quotidiana.

Come professionisti del cambiamento, crediamo che anche in questi momenti si possa costruire valore, dignità e speranza.

Perché il lavoro non è solo una mansione, è anche un legame. E ogni legame può essere curato.