Riscatto pensione con la pace contributiva: ultima chiamata dicembre 2025
Nel dibattito previdenziale italiano circolano molte informazioni, spesso frammentate o poco comprensibili. Per questo riteniamo utile fare chiarezza su una misura che interessa molti lavoratori: la pace contributiva 2024–2025.
Una sintesi completa, aggiornata e verificata, per aiutare chi vuole orientarsi senza equivoci.
Cos'è la pace contributiva?
La pace contributiva 2024-2025 è una misura sperimentale che permette di riscattare fino a 5 anni di vuoti contributivi – anche non continuativi – per aumentarne il valore ai fini pensionistici.
È importante sapere che si possono riscattare solo i periodi successivi al 31 dicembre 1995 e anteriori al 1° gennaio 2024.
La possibilità di fare domanda scade il 31 dicembre 2025.
Come Studio Ruggiero Consulting, ci occupiamo quotidianamente di analizzare queste opportunità per i nostri clienti: qui trovate una guida completa, aggiornata e verificata.
Chi può accedere?
La pace contributiva è riservata ai cosiddetti "contributivi puri", ovvero quei lavoratori che:
- non hanno alcun versamento contributivo prima del 1° gennaio 1996
- non sono già pensionati
- nono iscritti ad almeno una gestione INPS (dipendenti pubblici e privati, autonomi, Gestione separata, ecc.)
➡️ Il riferimento normativo è la circolare INPS n. 69/2024 e, per gli aspetti fiscali, la circolare Agenzia delle Entrate n. 5/E del 2024.
Cosa si può riscattare?
È possibile recuperare i periodi non coperti da contribuzione che si trovano:
- tra il primo e l’ultimo contributo accreditato nella vita lavorativa (in qualsiasi gestione)
- solo se privi di obbligo contributivo
Non si possono riscattare i periodi in cui era previsto l’obbligo di versamento ma il datore non ha pagato i contributi.
📌 Nota importante
Chi ha già utilizzato la “vecchia” pace contributiva (2019–2021) può arrivare fino a 10 anni complessivi di periodi riscattabili (5 allora + 5 oggi).
Quanto costa?
Qui dobbiamo essere chiari: non si tratta di un riscatto agevolato: il costo è quello previsto dal d.lgs. 184/1997, quindi a prezzo pieno.
L’onere si calcola applicando l’aliquota IVS della gestione di riferimento sull’ultima retribuzione annua.
Per farvi un esempio pratico che utilizziamo spesso nelle nostre consulenze:
- Con una RAL di €30.000
- L'onere si calcola applicando l'aliquota IVS del 33%
- Un anno di riscatto costa ≈ €9.900
Se non c'è retribuzione di riferimento, si considera il minimale INPS 2024 per artigiani e commercianti (€18.415).
Come si paga?
La buona notizia è la rateizzazione:
- fino a 120 rate mensili
- rata minima €30 euro
- zero interessi
⚠️ Attenzione: la rateazione non è consentita se i periodi riscattati servono per accedere subito alla pensione o per ottenere l'autorizzazione ai contributi volontari.
Chi può pagare?
- Il lavoratore.
- I superstiti, parenti o affini entro il 2° grado
- Il datore di lavoro (nel privato), che può utilizzare i premi di produzione tramite modello AP135.
Come funziona fiscalmente?
Un aspetto importante che evidenziamo sempre ai nostri clienti dello Studio Ruggiero Consulting:
🔹 Se paga il lavoratore
L’onere è interamente deducibile dal reddito complessivo.
🔹 Se paga il datore di lavoro
- L’importo è deducibile dal reddito d'impresa.
- Per il lavoratore, non costituisce reddito.
A chi conviene davvero?
Dalla nostra esperienza di studio, la pace contributiva è utile soprattutto a:
1. Chi non raggiunge i requisiti minimi contributivi
Se mancano pochi anni ai 20 anni richiesti per la pensione di vecchiaia (attualmente 67 anni), il riscatto può essere decisivo.
Ricordiamo che dal 2026 è previsto un possibile incremento dell'età pensionabile legato alle aspettative di vita.
2. Giovani con carriere discontinue
Se siete all'inizio della carriera, con retribuzioni modeste e periodi di precarietà, investire ora sul vostro montante contributivo può fare una grande differenza sulla futura pensione.
Quando NON conviene?
Se nessuno di questi obiettivi vi riguarda, gli elevati costi potrebbero non giustificare l'operazione.
In questi casi, valutiamo insieme al cliente alternative come:
- Il riscatto agevolato della laurea (circa €6.000/per anno)
- Un piano di previdenza complementare
Come presentare domanda?
La domanda va presentata entro il 31 dicembre 2025 tramite:
- Il lavoratore
- I superstiti o parenti entro il 2° grado
- Il datore di lavoro privato (se si fa carico del versamento)
La domanda si presenta solo in via telematica tramite portale INPS, contact center o patronato.
Il nostro consiglio
Prima di procedere con il riscatto, è fondamentale fare una valutazione personalizzata.
È indispensabile valutare:
- la vostra posizione contributiva attuale
- i requisiti futuri
- la sostenibilità economica
- il beneficio pensionistico effettivo
- le eventuali alternative
La pace contributiva è uno strumento con potenzialità importanti, ma richiede una valutazione attenta dei propri obiettivi previdenziali, dell’onere economico e delle alternative disponibili.
Come Studio Ruggiero Consulting, riteniamo fondamentale diffondere informazioni chiare e aggiornate affinché ognuno possa orientarsi in modo consapevole sulle scelte che riguardano il proprio futuro pensionistico.
Studio Ruggiero Consulting
Il patto di prova: quando un errore di forma può trasformarsi in un licenziamento illegittimo
C’è un errore che vedo spesso nei contratti di lavoro: il patto di prova scritto “tanto per”. Due righe messe lì, copia-incolla da un modello vecchio, senza pensare davvero a cosa si sta firmando.
Eppure basta quello per far saltare tutto. Perché se il patto di prova è vago o generico, il licenziamento che ne deriva può essere nullo.
Lo ha detto chiaramente la Corte di Cassazione (sentenza n. 24201/2025):
“Il mancato superamento di una prova che non esiste è, in sostanza, una chiara ipotesi di insussistenza del fatto materiale.”
Tradotto: se la prova non è definita, non puoi dire che non è stata superata. Sembra logico, ma in tanti ancora ci cascano.
Il caso
Una lavoratrice era stata licenziata perché “non aveva superato la prova”. Peccato che nel contratto non ci fosse scritto né cosa dovesse fare, né su quali criteri sarebbe stata valutata.
La Cassazione ha annullato tutto. Patto di prova nullo, licenziamento illegittimo. Risultato: reintegro o risarcimento.
Perché è un problema (anche per l’azienda)
Il patto di prova non è un dettaglio. È un accordo vero e proprio. Per essere valido deve:
- essere firmato prima dell’inizio del lavoro,
- descrivere mansioni e obiettivi in modo chiaro,
- evitare formule generiche tipo “per valutare l’idoneità al ruolo”.
Un errore qui può far diventare il contratto a tempo indeterminato fin dal primo giorno. E non serve dire altro per capire che i rischi sono seri.
Come si evita tutto questo
Non servono magie: solo un po’ di metodo. Aggiornare i modelli, formare chi gestisce le assunzioni, tenere traccia del periodo di prova. E, soprattutto, farsi aiutare da chi conosce la materia.
Nel lavoro, come nei contratti, la chiarezza non è un optional: è una forma di rispetto reciproco.
Scrivo spesso di questi casi perché li vedo ogni settimana. A volte basta una clausola scritta con più attenzione per evitare mesi di contenzioso.
Ti è mai capitato di firmare o far firmare un patto di prova “di default”?
Forse è il momento di rileggerlo con occhi nuovi.
A volte, la differenza tra un rapporto di lavoro sereno e un contenzioso nasce da due righe scritte di fretta.
Giovi Ruggiero – Consulente del Lavoro e HR Strategist
Mi occupo di diritto del lavoro, sostenibilità HR e cultura organizzativa. Scrivo per chi vuole gestire le persone con regole chiare e relazioni sane.
✉️ Ogni articolo nasce da un caso concreto o da una domanda che mi arriva in studio. Se hai un dubbio o un’esperienza simile, scrivimi: è così che iniziano le conversazioni utili.
Quando il benessere mentale diventa un costo aziendale (e come trasformarlo in valore)
Il costo che non appare a bilancio
Nelle aziende di ogni dimensione, si analizzano margini, si tagliano sprechi, si ottimizzano processi. Ma c'è un costo che sfugge ai fogli Excel e ai KPI, pur impattando in modo diretto su performance e profitti: quello legato al benessere mentale delle persone.
Per anni considerato un “tema soft” di competenza esclusiva delle Risorse Umane, oggi il benessere mentale è riconosciuto come una leva strategica di business. E i dati parlano chiaro.
Secondo il report 2025 di Gallup, la disconnessione tra lavoratore e azienda ha generato 438 miliardi di dollari di perdita di produttività su scala globale in un solo anno. In Europa, solo il 13% dei dipendenti si sente coinvolto nel proprio lavoro.
La produttività parte dalla testa
Il benessere mentale non è una questione astratta. È una variabile concreta che influenza:
- La qualità del lavoro svolto
- La capacità di innovare
- Il livello di collaborazione
- Il turnover e l’assenteismo
- La reputazione del brand come employer
In altre parole: quando le persone non stanno bene, l’azienda performa meno.
I manager: il punto critico (e la leva più potente)
Tra gli anelli dell’organizzazione, il più sotto pressione è spesso il più cruciale: il manager.
Il report Gallup rivela un dato potente: il 70% del coinvolgimento di un team dipende direttamente dal proprio manager. Quando un manager è stressato, poco supportato o in burnout, l’impatto ricade sull’intera squadra:
- Comunicazione inefficace
- Calo del senso di appartenenza
- Tensioni e demotivazione
- Decisioni affrettate o conservative
Il benessere dei manager è quindi una priorità strategica, non solo un tema di welfare interno.
Da problema sommerso a opportunità concreta
Ignorare il benessere mentale genera costi silenziosi ma reali. Al contrario, investire in una cultura del benessere può diventare un vantaggio competitivo, soprattutto per le PMI, che hanno bisogno di agilità, motivazione e retention.
Ecco alcuni interventi ad alto impatto e basso attrito:
- Talk formativi con psicologi esperti per normalizzare il dialogo sul benessere
- Coaching per manager, per sviluppare una leadership empatica e consapevole
- Mappatura del clima organizzativo, per agire sui reali bisogni delle persone
- Creazione di spazi di ascolto, per favorire il confronto e prevenire il disagio
Non aspettare l’emergenza. Costruisci oggi il benessere di domani.
Le aziende che crescono sono quelle che ascoltano, si prendono cura e investono nelle proprie persone.
Perché oggi il talento non cerca solo uno stipendio: cerca un ambiente in cui poter fiorire.
🎯 Se vuoi capire quanto ti costa davvero ignorare la salute mentale — e come trasformarla in leva strategica —
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Insieme, possiamo costruire una cultura aziendale che genera benessere, engagement e risultati.
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Settimana corta: un obiettivo strategico abilitato dall’Intelligenza Artificiale
In un contesto in cui l’organizzazione del lavoro sta rapidamente evolvendo, la riduzione dell’orario lavorativo non è più un’utopia, ma una leva concreta per migliorare la produttività, il benessere organizzativo e l’attrattività del brand aziendale. Grazie all’integrazione di strumenti digitali e soluzioni di Intelligenza Artificiale, anche le PMI possono oggi valutare modelli più sostenibili come la settimana lavorativa di quattro giorni, senza compromettere performance e risultati.
📌 Contesto: perché rivedere l’orario di lavoro è oggi una necessità strategica
Il modello a cinque giornate settimanali che regola gran parte delle imprese italiane è in vigore da oltre un secolo. Ma il mondo del lavoro, la tecnologia, le aspettative delle persone e i modelli organizzativi sono cambiati radicalmente.
Il lavoro flessibile, spinto dal periodo pandemico, ha aperto la strada a una revisione profonda dell’equilibrio tempo-lavoro. Oggi, grazie anche alla digitalizzazione, molte organizzazioni sono pronte a fare un ulteriore passo: ripensare l’orario settimanale in funzione dell’efficienza e del benessere.
🔍 Come iniziare: gli strumenti già a disposizione delle aziende
In molti settori, la contrattazione collettiva ha già previsto orari medi di 37/38 ore settimanali. Un punto di partenza solido per le imprese che vogliono iniziare a testare modelli flessibili.
Giovi Ruggiero Consulting supporta le organizzazioni in questa fase attraverso:
- Audit organizzativi per valutare la fattibilità operativa e normativa
- Riprogettazione dei turni e delle modalità di lavoro su base multiperiodale
- Pianificazione della ridistribuzione del monte ore con strumenti di analytics e KPI
L’obiettivo non è solo ridurre il tempo in azienda, ma mantenere intatta (o migliorare) la produttività, ottimizzando i processi interni.
🌍 Esperienze reali: chi sta già applicando la settimana corta
Numerosi progetti pilota, sia a livello internazionale che nazionale, stanno dimostrando che la settimana corta è una strategia win-win.
Il caso “4-Day Week Global” (UK) ha coinvolto oltre 60 aziende e quasi 3.000 lavoratori con un modello “100-80-100”: 100% del salario, 80% del tempo, 100% della produttività. I risultati? Meno stress, meno assenteismo, più engagement e fidelizzazione. Il 92% delle aziende ha deciso di proseguire.
In Italia, pionieri come Intesa Sanpaolo e Luxottica stanno già implementando soluzioni volontarie e flessibili, dimostrando che anche grandi gruppi possono guidare l’innovazione senza attendere riforme normative.
🤖 Tecnologia & AI: il vero abilitatore della settimana corta
La chiave per lavorare meno ma meglio è l’efficienza. Ed è qui che entrano in gioco le tecnologie digitali e l’Intelligenza Artificiale.
Automatizzare attività ripetitive, semplificare processi interni e ottimizzare la gestione del tempo consente di:
- Liberare risorse per attività a maggior valore
- Ridurre i costi operativi
- Accorciare i tempi di esecuzione
- Aumentare la soddisfazione del team
Giovi Ruggiero Consulting accompagna le aziende in questa transizione attraverso soluzioni personalizzate di AI integration, strumenti di business process automation e percorsi di change management.
⚖️ Rischi da gestire, opportunità da cogliere
Una trasformazione di questo tipo richiede attenzione a diversi fattori:
- Il rispetto dei contratti e delle normative
- La gestione del cambiamento culturale interno
- La formazione e il reskilling continuo
- La co-progettazione con i lavoratori e i rappresentanti
L’obiettivo non è ridurre semplicemente le ore, ma ripensare in chiave moderna il valore del lavoro, il ruolo della persona in azienda e l’equilibrio vita-lavoro.
🎯 Conclusioni: verso un nuovo paradigma del lavoro
In un’epoca in cui la flessibilità è un asset competitivo, adottare la settimana corta non è solo una scelta organizzativa: è un posizionamento strategico.
Per farlo servono:
- Visione
- Strumenti adeguati
- Competenze digitali
- Un partner esperto in trasformazione organizzativa
Giovi Ruggiero Consulting è al fianco di imprese e manager che vogliono guidare il cambiamento, rendendo il lavoro più intelligente, umano e sostenibile.
💼 Vuoi esplorare la possibilità di introdurre la settimana corta nella tua organizzazione?
📧 info@gioviruggieroconsulting.com
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Medici in fuga: serve un welfare multipilastro per trattenere il talento sanitario
La professione medica è in crisi.
Non è solo una questione di stipendi o orari: sempre più medici stanno perdendo fiducia nel proprio ruolo, nel sistema e nel futuro. A confermarlo sono le indagini della FNOMCeO (Federazione degli Ordini dei Medici), CIMO e ANAAO, che parlano chiaro: scontento crescente, motivazione in calo e voglia concreta di cambiare.
Come invertire la rotta?
Nel contesto attuale, non basta più il contratto. Serve una nuova visione del lavoro medico, che rimetta al centro la persona – non solo il professionista.
Una leva fondamentale? Costruire un welfare multipilastro, integrato e su misura.
Contratto + Welfare = Fidelizzazione
La prossima tornata contrattuale sarà una delle ultime occasioni utili per intervenire in modo strutturato.
Oltre a misure fiscali attese (come la detassazione degli aumenti e il regime forfettario per l’intramoenia), è il momento di introdurre strumenti concreti per trattenere e motivare i medici:
- Supporto nella gestione dei carichi di lavoro
- Flessibilità organizzativa reale
- Valorizzazione del tempo clinico (non solo burocratico)
- Soluzioni di welfare aziendale orientate alla persona e alla famiglia
Welfare multipilastro: come si costruisce
Un sistema efficace integra pubblico e privato in modo strategico:
| Area | Pubblico | Privato |
|---|---|---|
| Previdenza | Riduzione contributi INPS / Casse | Fondi pensione complementari |
| Sanità | SSN, ticket agevolati | Fondi sanitari integrativi |
| Assistenza | Servizi locali e nazionali | Coperture familiari, LTC, istruzione, cura |
Rilanciare la professionalità del medico
Non si tratta solo di welfare.
C’è un tema più profondo: riscoprire l’identità professionale del medico.
Negli anni si è affievolita quella “coscienza collettiva” che un tempo dava dignità, orgoglio e autorevolezza al mestiere.
I medici del SSN meritano risposte concrete.
Serve un piano che non sia solo economico, ma culturale e organizzativo. E il tempo per agire è adesso.
✅ Ruggiero Consulting supporta aziende sanitarie, enti e realtà pubbliche nel disegnare piani di welfare integrato per valorizzare i professionisti e costruire modelli sostenibili di benessere organizzativo.
📩 Parliamone.
Direttiva UE sulla Trasparenza Retributiva: cosa cambia e come prepararsi entro il 2026
Con la pubblicazione della Direttiva UE 2023/970, l’Unione Europea ha tracciato un percorso chiaro verso una maggiore equità salariale e trasparenza retributiva. Una normativa ambiziosa, che entro giugno 2026 obbligherà aziende pubbliche e private ad adeguarsi a nuove regole in materia di selezione, gestione e comunicazione dei salari.
Come studio di consulenza del lavoro, riteniamo fondamentale che le imprese italiane – grandi o piccole – inizino da subito un percorso di adeguamento. Non si tratta solo di compliance normativa, ma di un passo concreto verso una cultura del lavoro più equa, moderna e attrattiva.
Cosa prevede la Direttiva 2023/970
Ecco i principali punti della normativa:
1. Trasparenza retributiva già in fase di selezione
I datori di lavoro dovranno comunicare, prima del colloquio, l’importo o la fascia retributiva del ruolo ricercato. Sarà inoltre vietato chiedere informazioni sulla retribuzione attuale o passata del candidato.
2. Diritto all’informazione per i dipendenti
Tutti i lavoratori avranno il diritto di accedere a dati retributivi relativi a posizioni comparabili per valore e responsabilità, oltre che ai criteri oggettivi utilizzati per determinare retribuzioni e avanzamenti di carriera.
3. Obbligo di rendicontazione del gender pay gap
Le imprese con oltre 250 dipendenti dovranno pubblicare annualmente il divario retributivo tra uomini e donne. Le aziende con 150-249 dipendenti avranno obblighi triennali, mentre quelle tra 100 e 149 entreranno in regime di obbligo a partire dal 2031.
Se il divario retributivo supera il 5% senza giustificazione oggettiva, l’azienda dovrà avviare una valutazione congiunta con le rappresentanze sindacali.
4. Divieto di clausole di segretezza salariale
Le aziende non potranno più imporre ai lavoratori il divieto di condividere informazioni sul proprio salario. Questo favorirà una cultura della trasparenza e ridurrà il rischio di discriminazioni sistemiche.
5. Inversione dell’onere della prova
Nei contenziosi legati a discriminazione retributiva, sarà il datore di lavoro a dover dimostrare la legittimità delle proprie scelte. Il lavoratore potrà ottenere risarcimenti completi, comprensivi di arretrati, bonus, danni morali e materiali.
Scadenze e tempistiche
- Recepimento della Direttiva: entro il 7 giugno 2026
- Obblighi immediati per aziende >250 dipendenti al momento del recepimento
- Aziende più piccole: obblighi scaglionati a partire dal 2027 fino al 2031
Lo stato di preparazione delle aziende italiane
Secondo recenti dati pubblicati da Il Sole 24 Ore, le imprese italiane mostrano un ritardo preoccupante:
- Solo il 26% utilizza criteri oggettivi per definire i salari
- Appena l’8% rende trasparenti le proprie policy retributive
- Il 72% non ha ancora processi strutturati per gestire la trasparenza salariale
Un segnale chiaro: è il momento di agire.
Come prepararsi: il nostro approccio
Come Ruggiero Consulting, affianchiamo le aziende in un percorso strutturato di adeguamento, attraverso:
- Analisi del gender pay gap interno
- Mappatura dei ruoli e delle retribuzioni su base oggettiva
- Definizione di policy retributive trasparenti
- Formazione per HR e manager
- Supporto legale e strategico in caso di contenziosi
La trasparenza retributiva non è solo un obbligo normativo, ma una leva strategica per rafforzare la fiducia, migliorare l’employer branding e costruire una cultura aziendale più inclusiva.
📩 Vuoi sapere come adeguare la tua organizzazione alla Direttiva UE 2023/970?
Contattaci per una consulenza personalizzata.
Ruggiero Consulting – Consulenti del lavoro per il cambiamento organizzativo
Staff house nel turismo: più incentivi per imprese e lavoratori
Il settore turistico-ricettivo si conferma al centro delle politiche di sostegno per il 2025. Con il Decreto Legge n. 95/2025, convertito nella Legge n. 113/2025, il legislatore introduce un pacchetto di agevolazioni innovative pensate per sostenere le imprese che offrono alloggi ai propri lavoratori – le cosiddette staff house – e per favorire la mobilità della forza lavoro, soprattutto quella giovanile.
Un intervento atteso, che mira a rispondere concretamente alla carenza di alloggi a prezzi accessibili nelle località turistiche e a facilitare l’ingaggio di personale stagionale e qualificato.
Tre nuove agevolazioni per rafforzare il sistema staff house
Il cuore della misura sta in tre nuove agevolazioni, rivolte sia ai datori di lavoro che ai dipendenti:
1. Incentivi alle imprese
Le aziende del comparto turistico-ricettivo potranno accedere a un contributo economico per:
- la realizzazione di nuovi alloggi destinati al personale;
- la riqualificazione e ristrutturazione di strutture esistenti, da adibire a staff house.
Si tratta di un sostegno importante per ridurre l’onere degli investimenti immobiliari e migliorare l’attrattività dell’offerta lavorativa.
2. Alloggi a canone agevolato
I lavoratori potranno usufruire di alloggi forniti dal datore di lavoro con un canone ridotto di almeno il 30% rispetto al valore di mercato. Una misura pensata per favorire l’accesso a soluzioni abitative dignitose in aree ad alta pressione turistica, dove i prezzi degli affitti tendono a essere proibitivi.
3. Contributo al pagamento del canone
Previsto anche un contributo diretto a favore del lavoratore per sostenere il pagamento del canone stesso, rafforzando ulteriormente il potere d'acquisto e la sostenibilità della permanenza lavorativa.
Un quadro che si completa con la Manovra 2025
Le nuove misure si integrano con due bonus fiscali già introdotti dalla Legge di Bilancio 2025, creando così un vero e proprio sistema integrato di incentivi abitativi per il lavoro:
- Esenzione Irpef fino a 5.000 euro sui rimborsi erogati dal datore di lavoro per i canoni di locazione a favore dei dipendenti.
- Elevazione del tetto ai fringe benefit fino a 2.000 euro annui, permettendo una maggiore flessibilità nell’erogazione di vantaggi non monetari.
🎯 Obiettivi della misura: attrattività, mobilità, retention
Il potenziamento del sistema staff house rappresenta una risposta concreta a tre esigenze chiave del settore:
- Supportare le imprese nel reperimento e nella fidelizzazione della forza lavoro.
- Incentivare la mobilità geografica, soprattutto tra i giovani e i lavoratori stagionali.
- Garantire soluzioni abitative sostenibili in territori ad alta intensità turistica, dove il mismatch tra domanda e offerta abitativa penalizza lo sviluppo del comparto.
Un’opportunità anche per PMI e gestioni stagionali
Queste misure, se ben implementate, possono rappresentare una leva competitiva anche per piccole e medie imprese, consorzi turistici, strutture ricettive a conduzione familiare e realtà stagionali che fanno fatica ad attrarre personale qualificato.
Per coglierne appieno i vantaggi, sarà fondamentale:
- attivare percorsi di progettazione edilizia o ristrutturazione compatibili con i contributi previsti;
- costruire politiche interne di welfare abitativo aziendale;
- aggiornare i sistemi HR per includere questi strumenti come parte integrante dell’offerta contrattuale.
La strategia del legislatore è chiara: rafforzare il binomio lavoro–abitazione per rendere il turismo italiano più sostenibile, inclusivo e competitivo. Le staff house non sono più una soluzione emergenziale, ma una leva strutturale di crescita per tutto il comparto.
Scrivici per avere più informazioni!
Startup innovative: il MIMIT chiarisce i nuovi requisiti e le proroghe
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha recentemente pubblicato la Circolare del 29 luglio 2025, un documento fondamentale per le startup innovative e per quelle che desiderano acquisire tale status. La Circolare fornisce chiarimenti in merito alle modifiche introdotte dalla Legge 193/2024 (Legge Annuale sulla Concorrenza), che ha apportato modifiche all’articolo 25 del DL 179/2012, il cosiddetto “Startup Act”.
Le novità introdotte dalla Legge 193/2024
La nuova legge, entrata in vigore il 18 dicembre 2024, ha modificato in modo significativo il quadro normativo delle startup innovative. In particolare, l’articolo 28 ha apportato quattro cambiamenti principali:
- Inquadramento europeo: Le startup innovative devono ora rispettare la definizione di PMI (Piccola e Media Impresa) come indicato dalla Commissione Europea (Raccomandazione 2003/361/CE).
- Attività prevalente: Le startup non possono più svolgere attività di consulenza o agenzia come attività principale, limitando così il tipo di business che può essere classificato come “innovativo”.
- Estensione della permanenza nel Registro Speciale: È stata introdotta la possibilità di restare nel Registro delle Imprese per un periodo superiore a tre anni, estendibile fino a cinque anni, se vengono rispettati determinati requisiti. È prevista anche la possibilità di estendere ulteriormente il termine fino a sette anni, ma solo per le startup in fase di scale-up.
- Nuove iscrizioni: Sono stati definiti i termini per l'iscrizione di nuove startup innovative, con differenze tra chi si iscrive subito dopo la costituzione e chi lo fa dopo più di due anni.
Dettagli sugli aggiornamenti relativi a iscrizione e mantenimento
La Circolare offre anche ulteriori chiarimenti sui requisiti per l’iscrizione e il mantenimento dello status di startup innovativa, in particolare per quanto riguarda la definizione di PMI, il valore della produzione e le nuove norme sulle attività consentite.
Requisito “PMI” e valore della produzione
Le startup devono rispettare il requisito di essere una PMI secondo la definizione europea. Inoltre, devono mantenere un valore della produzione annua non superiore a 5 milioni di euro a partire dal secondo anno di iscrizione. L’iscrizione è vietata per le imprese collegate o controllate da grandi aziende, come specificato dalla legge.
Attività prevalente: stop a consulenza e agenzie
Una delle principali novità riguarda l’autocertificazione annuale che le startup dovranno presentare. Le aziende dovranno attestare che non svolgono attività prevalente di consulenza o agenzia. In particolare, la consulenza è intesa come una prestazione professionale finalizzata ad assistere e consigliare i clienti, mentre l'agenzia riguarda funzioni intermediarie in affari di qualsiasi tipo.
Le startup già iscritte alla data del 18 dicembre 2024 che rientrano in queste categorie avranno tempo fino alla prossima dichiarazione annuale per adeguarsi alle nuove norme.
Estensione della permanenza nel Registro Speciale
Fino a 5 anni
Le startup innovative possono ora rimanere nella sezione speciale del Registro delle Imprese per fino a 5 anni, anziché 3, a condizione di rispettare alcuni requisiti, tra cui:
- Spese in Ricerca e Sviluppo (R&S) pari almeno al 25% del valore totale della produzione.
- Avere almeno un brevetto registrato, esclusi i modelli di utilità o diritti sui programmi per elaboratore.
Oltre 5 anni: fase di Scale-up
Le startup che entrano in fase di scale-up possono richiedere una proroga di due anni, estensibile fino a un massimo di 4 anni complessivi. Per accedere a questa estensione, la startup deve soddisfare almeno uno dei seguenti requisiti:
- Aumento del capitale tramite un Organismo di Investimento Collettivo del Risparmio (OICR) superiore a 1 milione di euro.
- Incremento dei ricavi annuali superiori al 100% rispetto all’anno precedente.
Nuove iscrizioni e tempistiche
La Circolare distingue tra nuove iscrizioni e imprese già iscritte alla data del 18 dicembre 2024.
- Iscrizione fino a 2 anni dalla costituzione: Le startup dovranno rispettare i requisiti entro il terzo anno e presentare la dichiarazione di conferma entro 30 giorni dalla chiusura del bilancio annuale, comunque non oltre il 31 luglio.
- Iscrizione dopo 2 anni dalla costituzione: Queste imprese perderanno lo status di startup innovativa al termine dei 60 mesi dalla costituzione, prima ancora di aver completato i tre anni di iscrizione.
Imprese già iscritte: scadenze per l’adeguamento
Le imprese già iscritte possono beneficiare di termini aggiuntivi per adeguarsi alle nuove normative:
- Iscritte da meno di 18 mesi: Hanno 6 mesi in più per adeguarsi dopo la scadenza del terzo anno.
- Iscritte da oltre 18 mesi: Possono ottenere una proroga di 12 mesi per adeguarsi.
In caso di mancato rispetto di queste scadenze, le startup perderanno il loro status di “innovativa” e verranno cancellate d'ufficio dal Registro.
Scadenze e cancellazioni
È importante notare che la proroga di 12 mesi introdotta dal D.L. 34/2020 durante la pandemia, che consentiva alle startup di rimanere nel Registro per un massimo di 72 mesi dalla costituzione, è scaduta. Le imprese che hanno superato i 60 mesi dalla costituzione al 18 dicembre 2024 verranno automaticamente cancellate dalla sezione speciale, a meno che non rientrino nei nuovi requisiti per l’iscrizione come PMI innovative.
Secondo i dati aggiornati, circa 584 imprese sono già oltre i 60 mesi e saranno cancellate entro i prossimi mesi.
La Circolare del MIMIT del 29 luglio 2025 fornisce un quadro chiaro e dettagliato delle modifiche introdotte dalla Legge 193/2024 per le startup innovative. Queste modifiche, che spaziano dall’estensione della permanenza nel Registro delle Imprese alla regolamentazione delle attività prevalenti, hanno lo scopo di rendere il sistema delle startup italiane più competitivo, meritocratico e orientato all'innovazione vera.
Per tutte le startup innovative, è fondamentale essere al corrente delle nuove scadenze e dei requisiti da rispettare per mantenere il proprio status e accedere alle opportunità previste dalla normativa.
Vuoi maggiori informazioni? Contattaci!
Colloqui di lavoro: preparazione, diritti e buone pratiche
Affrontare un colloquio di lavoro è un passo fondamentale nella carriera di ogni professionista, ma non si tratta solo di rispondere correttamente alle domande che ci vengono fatte. È anche una questione di preparazione mentale e di consapevolezza dei propri diritti.
In Ruggiero Consulting, crediamo fermamente che il colloquio di lavoro non debba essere un processo fonte di ansia, ma un'opportunità per dimostrare il proprio valore in un ambiente professionale sano e rispettoso.
La preparazione: non solo risposte, ma anche domande
Iniziamo con il sottolineare un aspetto cruciale: la preparazione al colloquio non riguarda solo le risposte che darai, ma anche la consapevolezza delle domande che ti verranno fatte.
Un colloquio ben gestito deve essere un dialogo trasparente e rispettoso tra il candidato e l'azienda.
Questo vuol dire che, sebbene ci siano domande specifiche che ti aiuteranno a mettere in evidenza le tue competenze, ci sono anche domande che non dovrebbero mai essere fatte.
Domande vietate: cosa non è accettabile
In Italia, come in molti altri Paesi, esistono domande vietate per legge durante un colloquio di lavoro. Tali domande riguardano tematiche che non devono influenzare la selezione di un candidato. Parliamo di domande relative a:
- Stato civile e famiglia: "Sei sposato? Hai figli?"
- Religione e orientamento politico: "A quale chiesa appartieni?"
- Salute e disabilità: "Hai mai avuto problemi di salute?"
- Orientamento sessuale: "Sei eterosessuale?"
- Età: "Quanti anni hai?"
Queste domande non solo sono inappropriate, ma violano i diritti del candidato e compromettono il principio di parità di trattamento. Un candidato non deve mai sentirsi discriminato per motivi legati alla sua vita privata, alla salute o alla sua identità personale.
Il ruolo del datore di lavoro: un processo di selezione trasparente e rispettoso
Come azienda, la responsabilità di garantire un processo di selezione equo e trasparente ricade principalmente su chi sta assumendo. È fondamentale che ogni intervista rispetti le normative vigenti e che venga condotta in modo da mettere il candidato nelle migliori condizioni per esprimere il proprio potenziale. Questo implica evitare domande inappropriate e dare la possibilità a ogni candidato di parlare delle proprie competenze, esperienze e aspirazioni professionali, senza paura di pregiudizi.
In Ruggiero Consulting, promuoviamo un approccio di selezione che valorizzi i candidati in base alle loro capacità professionali, non influenzato da alcun tipo di discriminazione. Un processo di selezione efficace è, in primo luogo, un processo rispettoso.
Conoscere i diritti: la chiave per un ambiente di lavoro sano
Che tu stia cercando un lavoro o stia gestendo risorse umane, la conoscenza dei tuoi diritti e doveri è essenziale per costruire un ambiente di lavoro sano, equo e meritocratico. I colloqui di lavoro devono essere occasione di incontro, non di giudizio superficiale.
Se sei un candidato, ricorda che hai il diritto di essere trattato con rispetto durante il processo di selezione e di chiedere chiarimenti su qualsiasi domanda che ritieni non pertinente. Non devi mai sentirti obbligato a rispondere a domande invadenti o discriminatorie.
Se sei un datore di lavoro o un responsabile HR, il tuo compito è garantire che il processo di selezione sia trasparente, equo e conforme alla legge. Una buona pratica di selezione crea un ambiente positivo per entrambe le parti e favorisce l'inserimento di talenti che contribuiscano realmente al successo dell'organizzazione.
Conclusioni: costruire un ambiente di lavoro basato sul rispetto reciproco
La chiave per un colloquio di lavoro di successo non risiede solo nella capacità di rispondere a domande tecniche o comportamentali, ma anche nella consapevolezza di essere trattati con rispetto. In Ruggiero Consulting, siamo convinti che l’empatia, la trasparenza e il rispetto reciproco siano i valori fondamentali per la costruzione di un ambiente professionale sano e meritocratico.
Affrontare il colloquio con preparazione, riconoscendo i tuoi diritti e doveri, è il primo passo verso una carriera soddisfacente e un posto di lavoro che valorizzi davvero le tue competenze.
Se stai cercando un lavoro o se desideri migliorare i tuoi processi di selezione, non esitare a contattarci.
Siamo qui per guidarti verso il successo, con professionalità, rispetto e competenza.
Comunicare con il personale: leva strategica per engagement ed employer branding
In un mercato del lavoro sempre più fluido e competitivo, comunicare internamente si conferma una leva strategica per migliorare coinvolgimento, benessere e attrattività dell’azienda. Per questo, nelle nostre attività consulenziali, accompagniamo le organizzazioni nella costruzione di un dialogo efficace e bidirezionale con le proprie persone.
Perché la comunicazione interna è cruciale?
Ogni impresa ha un’identità, una cultura e degli obiettivi da trasmettere anche – e soprattutto – al proprio personale. Una comunicazione chiara, coerente e continuativa migliora il clima aziendale, favorisce l’allineamento strategico e rafforza l’engagement, che si traduce direttamente in produttività e retention.
Parlare di comunicazione interna significa occuparsi dei flussi informativi tra i vari livelli e reparti aziendali: comunicazione verticale (top-down e bottom-up), orizzontale (tra pari) e cross-funzionale (tra team diversi). Ogni direttrice ha un ruolo nel promuovere trasparenza, collaborazione e fiducia.
Il contesto: disingaggio diffuso e domanda di ascolto
Secondo le ultime ricerche, l’87% dei lavoratori europei dichiara un basso coinvolgimento e sarebbe disposto a cambiare impiego. Il dato è ancora più rilevante se si considera che, tra le cause principali, emergono la mancanza di comunicazione chiara su orari, obiettivi e ruoli, e la percezione di scarsa attenzione da parte del management.
Le nostre analisi confermano questa tendenza:
- Il 70% dei lavoratori ritiene assente una strategia di comunicazione interna
- Il 74% valuta negativamente la comunicazione del management
- Il 72% non percepisce chiarezza sugli obiettivi aziendali
Il messaggio è chiaro: per contrastare stress e disingaggio, serve aprire canali reali di comunicazione e confronto.
Le azioni concrete per migliorare il dialogo aziendale
Dalla microimpresa alla multinazionale, esistono interventi sostenibili per migliorare la comunicazione interna:
- Newsletter interne, town hall meeting, intranet aziendali per informare in modo continuativo e accessibile
- Spazi digitali collaborativi dove team e persone possano interagire, aggiornarsi e scambiarsi feedback
- Survey periodiche, sportelli HR, focus group per raccogliere opinioni e indicazioni bottom-up
- Percorsi formativi per manager e team leader orientati alla leadership comunicativa e all’ascolto attivo
Comunicazione interna come leva di employer branding
Una comunicazione efficace non migliora solo il clima aziendale, ma ha impatti diretti su:
- Engagement e motivazione: i lavoratori si sentono parte attiva dell’organizzazione
- Retention: il senso di appartenenza riduce turnover e costi di sostituzione
- Employer branding: l’azienda è più attrattiva per i talenti in ingresso e per chi già vi lavora
Il costo della sostituzione di una risorsa può arrivare a due volte lo stipendio annuo: investire in comunicazione significa prevenire dispersione di know-how e risorse.
Il nostro approccio
In Ruggiero Consulting, supportiamo le organizzazioni nel costruire strategie di comunicazione interna efficaci e sostenibili, con l’obiettivo di rafforzare l’identità aziendale, migliorare la partecipazione e valorizzare le persone.
Lo facciamo attraverso:
- Audit e analisi del clima comunicativo
- Piani editoriali e strumenti digitali di comunicazione
- Formazione HR e manageriale sul dialogo organizzativo
- Progetti di employer branding integrati
👉 Vuoi migliorare la comunicazione interna nella tua azienda?
Contattaci per una consulenza personalizzata: costruire un ambiente di lavoro più coeso, informato e attrattivo è possibile, e inizia da una buona strategia di comunicazione.









