Lavoro stagionale in Italia: il problema non è la stagione, ma come la prepari

Ogni anno succede la stessa cosa.

Arriva la stagione estiva e molte aziende iniziano a cercare personale.

Ristoranti, hotel, stabilimenti balneari, attività commerciali, strutture ricettive.

Le richieste aumentano.

I clienti arrivano.

E improvvisamente il tema diventa uno solo: “Non troviamo persone.”

Da consulente del lavoro, però, credo che la questione sia più complessa.

Perché il vero problema del lavoro stagionale in Italia non è soltanto la difficoltà nel reperire personale, molto spesso è la mancanza di programmazione.

Il lavoro stagionale è cambiato

Per anni il lavoro stagionale è stato associato a pochi settori specifici:

  • turismo;
  • ristorazione;
  • agricoltura;
  • attività balneari.

Oggi non è più così.

I flussi turistici influenzano direttamente anche il commercio, i servizi, la logistica e molte attività che, formalmente, non vengono considerate stagionali.

Pensiamo a una città d’arte durante l’estate.

A una località costiera.

A una destinazione turistica emergente.

L’aumento delle presenze genera un impatto che coinvolge un intero ecosistema economico e questo rende la gestione delle persone ancora più strategica.

Il paradosso che vedo ogni anno

Molte aziende iniziano a cercare personale quando ne hanno già bisogno.

Pubblicano annunci a maggio per coprire posizioni che servivano ad aprile.

Fanno colloqui a giugno per affrontare picchi che inizieranno a luglio.

E quando non trovano candidati, attribuiscono il problema esclusivamente al mercato del lavoro.

La realtà è che oggi il lavoro stagionale funziona sempre più come qualsiasi altra attività aziendale, richiede pianificazione.

Chi si muove in anticipo trova persone, chi aspetta l’emergenza spesso si trova a rincorrere.

Non è solamente una questione di stipendio

Uno dei luoghi comuni più diffusi è che il lavoro stagionale abbia difficoltà ad attrarre persone esclusivamente per motivi economici.

Lo stipendio conta, naturalmente, ma non è l’unico elemento.

Sempre più lavoratori valutano anche:

  • organizzazione del lavoro;
  • turni sostenibili;
  • chiarezza delle responsabilità;
  • ambiente professionale;
  • possibilità di essere richiamati nelle stagioni successive.

Le aziende che riescono a costruire continuità spesso non hanno problemi di reclutamento.

Perché molte persone tornano e questo riduce drasticamente tempi e costi di ricerca.

La flessibilità non può sostituire l’organizzazione

Negli ultimi anni la normativa ha introdotto diversi strumenti per aiutare le imprese a gestire le esigenze stagionali.

Accordi territoriali, deroghe ai contratti a termine e strumenti di flessibilità rappresentano opportunità importanti.

Ma nessuna norma può compensare una cattiva organizzazione:

  • se i ruoli non sono chiari
  • se le responsabilità non sono definite
  • se la formazione avviene all’ultimo momento.

Anche il miglior contratto possibile non risolverà il problema.

La vera sfida dei prossimi anni

Credo che il lavoro stagionale in Italia stia vivendo una trasformazione importante.

Le persone non cercano più soltanto un impiego per alcuni mesi, cercano esperienze professionali sostenibili.

Le aziende che continueranno a considerare il lavoro stagionale come una semplice gestione dell’emergenza avranno sempre più difficoltà.

Quelle che inizieranno a trattarlo come una leva organizzativa e strategica costruiranno un vantaggio competitivo enorme.

Perché il punto è creare le condizioni perché vogliano tornare.

Una riflessione finale

Ogni stagione porta con sé un’opportunità, ma le opportunità non si gestiscono quando arrivano, si preparano prima.

Ed è proprio questa la differenza che vedo ogni anno tra le aziende che subiscono i picchi di lavoro e quelle che riescono a trasformarli in crescita.

Studio Ruggiero Consulting

Consulenza del Lavoro | Gestione Congedi | Compliance

🌐 www.ruggieroconsulting.it


Il lavoro che logora: perché oggi il vero rischio nelle aziende è l’usura mentale

Per anni il tema della sicurezza sul lavoro è stato associato quasi esclusivamente agli infortuni fisici.

Incidenti.
Macchinari.
Rischi operativi visibili.

Oggi, però, il lavoro sta cambiando. E con lui stanno cambiando anche i rischi.

Secondo il recente rapporto della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, negli ultimi dieci anni le denunce di malattie professionali sono aumentate del 54%, passando da 57 mila a oltre 88 mila casi. Parallelamente, cresce il numero di lavoratori che dichiara di vivere condizioni costanti di stress, ansia, esaurimento mentale e disturbi del sonno.

Il dato più significativo non è solo statistico. È culturale.

Perché racconta una trasformazione profonda del modo in cui oggi si lavora.

Il problema non è solo “lavorare tanto”

Nelle aziende moderne il carico non è più soltanto fisico.

È mentale.

Reperibilità continua.
Pressione costante sui risultati.
Difficoltà nel separare lavoro e vita privata.
Urgenze permanenti.
Comunicazione continua.

Molti professionisti non smettono mai davvero di lavorare, semplicemente interrompono per qualche ora.

E nel tempo questa esposizione continua produce effetti concreti:

  • calo dell’attenzione;
  • stanchezza cronica;
  • disingaggio;
  • turnover;
  • aumento degli errori operativi.

Il burnout non nasce improvvisamente. Si costruisce lentamente, spesso all’interno di organizzazioni che continuano a considerare “normale” uno stato di pressione costante.

Il paradosso delle aziende moderne

Il dato interessante è che mentre gli infortuni sul lavoro diminuiscono, aumentano le patologie legate all’usura professionale.

Questo significa che molte organizzazioni sono diventate più sicure dal punto di vista tecnico… ma più pesanti da sostenere dal punto di vista psicologico.

Ed è un tema che riguarda direttamente anche la produttività.

Perché una persona esausta:

  • decide peggio;
  • comunica peggio;
  • gestisce peggio le relazioni;
  • perde lucidità.

E nel lungo periodo il costo organizzativo diventa enorme, anche se inizialmente invisibile.

Il vero errore: intervenire solo quando il problema esplode

Da consulente del lavoro, questa dinamica emerge sempre più spesso.

Molte aziende iniziano a interrogarsi sul benessere delle persone soltanto quando arrivano:

  • dimissioni improvvise;
  • conflitti interni;
  • assenze frequenti;
  • cali evidenti di performance.

Ma il problema nasce molto prima.

Nasce quando il lavoro viene costruito senza equilibrio.
Quando la pressione diventa il modello normale.
Quando essere sempre disponibili viene confuso con essere coinvolti.

Organizzazione e benessere oggi sono lo stesso tema

Per anni il benessere aziendale è stato trattato come qualcosa di separato dall’organizzazione del lavoro.

Oggi non è più così.

La qualità dei processi, la chiarezza dei ruoli, la gestione delle responsabilità e la cultura interna incidono direttamente sulla salute delle persone.

E le aziende più solide stanno iniziando a capirlo.

Perché trattenere talenti, mantenere performance sostenibili e costruire ambienti di lavoro sani non è più solo una questione “HR”.

È una questione strategica.

Il lavoro non dovrebbe consumare le persone per funzionare.

Eppure molte organizzazioni continuano a crescere aumentando pressione, velocità e carico mentale, senza chiedersi quanto questo modello sia davvero sostenibile nel tempo.

Il punto oggi non è lavorare meno.

È costruire aziende in cui le persone possano reggere la crescita senza esserne schiacciate.


Crescita professionale e spazio decisionale: quando il ruolo evolve solo sulla carta

32 anni, otto trascorsi nella stessa azienda, una crescita progressiva fino al coordinamento di un piccolo team.

Un percorso che, osservato dall’esterno, appare coerente e lineare. Eppure, nella pratica organizzativa, qualcosa si è fermato.

Le responsabilità aumentano, ma il margine decisionale resta invariato. Le giornate si riempiono di procedure, approvazioni, riunioni operative. Il ruolo cambia formalmente, meno sostanzialmente.

È una dinamica sempre più frequente nelle organizzazioni contemporanee, soprattutto in quelle realtà dove la crescita professionale viene interpretata come accumulo di attività, più che come ampliamento dell’autonomia.

Il tema non è la competenza

Nella maggior parte dei casi, il problema non riguarda le capacità professionali.

Anzi, situazioni di questo tipo emergono spesso proprio nei confronti delle persone più affidabili: quelle che conoscono i processi, gestiscono le criticità e garantiscono continuità operativa.

Il punto, semmai, è un altro: il disallineamento tra responsabilità e impatto reale.

Quando una figura professionale è chiamata a coordinare, gestire e presidiare attività senza poter incidere concretamente sulle decisioni, il rischio è quello di trasformare la crescita in una funzione puramente esecutiva.

E nel tempo questa condizione produce effetti evidenti:

  • perdita di coinvolgimento;
  • riduzione dell’iniziativa;
  • appiattimento della motivazione professionale.

La falsa crescita organizzativa

Molte aziende commettono un errore strutturale: associano l’evoluzione del ruolo all’aumento del carico operativo.

Più attività.
Più persone da coordinare.
Più urgenze da gestire.

Ma non necessariamente più autonomia.

È qui che nasce quella sensazione di staticità che molti professionisti descrivono pur trovandosi, formalmente, in una posizione “più alta” rispetto al passato.

Perché la crescita reale non coincide soltanto con il perimetro delle responsabilità, ma con la possibilità di incidere sulle decisioni, contribuire al cambiamento e assumere ownership.

Ownership: il vero tema della retention

Dal punto di vista organizzativo, il tema è centrale anche in ottica retention.

Le persone ad alto potenziale raramente lasciano esclusivamente per ragioni economiche. Più frequentemente si allontanano quando percepiscono che il proprio contributo non modifica realmente il contesto in cui operano.

In assenza di spazi decisionali:

  • il ruolo perde attrattività;
  • il talento si irrigidisce;
  • l’organizzazione rallenta.

La conseguenza è che figure inizialmente proattive finiscono per limitarsi all’esecuzione.

Il ruolo della consulenza organizzativa

In queste dinamiche, il punto non è incentivare un cambiamento impulsivo o promuovere l’idea del “cambiare per cambiare”.

L’obiettivo dovrebbe essere, piuttosto, comprendere se il modello organizzativo consente una reale evoluzione professionale.

Perché esistono contesti altamente strutturati in cui autonomia e responsabilità crescono insieme. Così come esistono realtà dove, pur aumentando il livello gerarchico, lo spazio decisionale resta sostanzialmente immutato.

Ed è proprio in questa distanza tra ruolo formale e impatto concreto che, spesso, iniziano le prime forme di disingaggio professionale.

La crescita professionale non si misura soltanto dal titolo o dal numero di responsabilità assegnate.

Si misura dalla possibilità reale di incidere.

Quando questo spazio manca, anche i percorsi più lineari rischiano di trasformarsi in una lunga permanenza operativa, più che in una reale evoluzione professionale.

Ruggiero Consulting

Supportiamo aziende e professionisti nella costruzione di modelli organizzativi sostenibili, dove responsabilità, autonomia e struttura crescono insieme.

I miei contatti:

Via Maestro Gidiuli, 1, Locorotondo BA

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info@gioviruggiero.it

– Giovi


Liquidazione IVA automatica: cosa cambia davvero nel 2026 (e perché riguarda anche te)

Nel 2026 non cambia solo una norma.
Cambia il modo in cui l’Agenzia delle Entrate ti controlla.

Con il nuovo art. 54-bis.1, introdotto dalla Legge di Bilancio 2026, l’Amministrazione può calcolare l’IVA anche se non presenti la dichiarazione.

E no, non è un dettaglio tecnico.

Cosa significa davvero “liquidazione automatica IVA”

Fino a oggi era semplice: se non presentavi la dichiarazione, partiva un accertamento (lungo, complesso).

Oggi cambia tutto.

L’Agenzia può:

  • usare i dati che già possiede (fatture elettroniche, corrispettivi, LIPE)
  • ricostruire il tuo debito IVA
  • chiederti il pagamento senza aspettare un accertamento completo

Tradotto: sei controllabile anche senza dichiarare nulla.

Il punto critico che molti stanno sottovalutando

La norma è chiara, ma il rischio non è nella norma è nel modo in cui viene applicata.

Perché la liquidazione automatica:

  • non considera i crediti IVA precedenti
  • si basa su dati che possono essere incompleti
  • può generare importi più alti del reale

E a quel punto succede sempre la stessa cosa: devi essere tu a dimostrare che è sbagliata.

Sanzioni: qui il tema è serio

Se non intervieni subito:

  • sanzione fino al 120% dell’imposta
  • niente compensazione
  • niente ravvedimento dopo la comunicazione

Puoi ridurre il danno solo se reagisci velocemente (entro 60 giorni).

Altrimenti il problema cresce.

Perché questa norma cambia il modo di gestire l’azienda

Questa non è una norma fiscale è una norma organizzativa.

Perché introduce un principio semplice:
👉 lo Stato sa già quasi tutto di te

E quindi:

  • non puoi più “sistemare dopo”
  • non puoi più contare sui tempi lunghi
  • non puoi più gestire in modo approssimativo

Cosa devono fare davvero le aziende

Qui vedo sempre lo stesso errore. Ci si concentra sull’adempimento, quando invece serve lavorare prima.

Significa:

  • avere dati coerenti
  • avere processi chiari
  • evitare errori “silenziosi”

Perché oggi gli errori non emergono dopo anni, emergono subito.

E costano subito.

Il punto non è evitare la sanzione, è evitare di arrivarci.

Questa norma segna un passaggio preciso: da controllo a posteriori → a controllo immediato.

E le aziende che funzionano davvero non sono quelle che reagiscono.

Sono quelle che si fanno trovare pronte.

Se non sei sicuro che i tuoi dati reggano un controllo oggi, parliamone.

Studio Ruggiero Consulting
Consulenza del Lavoro | Gestione del Personale | Incentivi e Sgravi

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Sostituzione Maternità: lo sgravio contributivo continua anche durante l'affiancamento

Lunedì scorso una piccola imprenditrice mi ha chiamato preoccupata:

“Giovi, una mia dipendente rientra dalla maternità tra due settimane. Ho assunto una sostituta con lo sgravio del 50%. Ma mi serve tenerla ancora un mese per il passaggio di consegne. Perdo lo sgravio?”

 

Fino a poco tempo fa, la risposta sarebbe stata: “Sì, lo perdi.”

Oggi, grazie a un chiarimento dell’INPS, la risposta è diversa:“No, lo mantieni. Se l’affiancamento è reale e giustificato.”

Vediamo cosa è cambiato e cosa significa concretamente per le piccole aziende.

La Base Normativa: Articolo 4 Del D.Lgs. 151/2001

Prima di tutto, partiamo dalle regole.

L’articolo 4 del Decreto legislativo 151/2001 (Testo Unico sulla maternità e paternità) consente al datore di lavoro di sostituire lavoratori assenti per congedo attraverso:

Contratto a tempo determinato
Somministrazione di lavoro

E per le aziende con meno di 20 dipendenti?

C’è un incentivo importante: Esonero contributivo del 50%

Tradotto: Se assumi qualcuno per sostituire una lavoratrice in maternità (o paternità, congedo parentale, ecc.), e la tua azienda ha meno di 20 dipendenti, paghi la metà dei contributi INPS.

 

Un risparmio significativo, ma con una regola che, fino ad oggi, sembrava rigida: Lo sgravio finisce quando la lavoratrice rientra.

La novità: il codice “9R” e l’affiancamento

L’INPS è intervenuta con un chiarimento sul codice di autorizzazione “9R”, che identifica il diritto allo sgravio contributivo per le sostituzioni.

 

Cosa dice la novità: Il codice “9R” (e quindi lo sgravio) può essere prolungato anche oltre il rientro del lavoratore sostituito.

Quando? Quando il sostituto rimane in azienda per un periodo di affiancamento con il lavoratore titolare che rientra.

Questa è la vera innovazione.

Prima, la logica era questa:

  • Lavoratrice in maternità → Assumi sostituta → Sgravio 50%
  • Lavoratrice rientra → Cessi la sostituta → Sgravio finisce

Oggi, la logica è questa:

  • Lavoratrice in maternità → Assumi sostituta → Sgravio 50%
  • Lavoratrice rientra → Sostituta rimane per affiancamento → Sgravio continua

 

Perché è importante? Perché riconosce una realtà operativa che ogni imprenditore conosce:

Il rientro dalla maternità non è un interruttore.

 

Non è che una persona esce venerdì incinta e rientra lunedì come se nulla fosse.

Serve tempo per:

  • Ripassare le procedure
  • Aggiornarsi su ciò che è cambiato
  • Riprendere confidenza con i sistemi
  • Garantire continuità operativa

E ora, finalmente, questo tempo può essere gestito senza perdere lo sgravio.

Perché questo cambia le cose per le piccole aziende

Nelle piccole imprese, ogni assenza pesa e ogni euro di contributi risparmiato conta.

Prima di questo chiarimento: molte aziende si trovavano in un dilemma:

  1. Cessare immediatamente la sostituta al rientro della titolare (per non perdere lo sgravio) → Rischio operativo alto
  2. Tenerla qualche settimana per l’affiancamento → Perdere lo sgravio e pagare contributi pieni

 

Risultato? Spesso si sceglieva la prima opzione, con tutte le conseguenze:

  • Passaggio di consegne affrettato
  • Rischio di errori
  • Discontinuità operativa
  • Stress per chi rientra

 

Oggi, con il nuovo chiarimento puoi gestire meglio il passaggio:

✓ La sostituta resta per l’affiancamento
✓ La titolare rientra gradualmente
✓ Il passaggio di consegne è curato
E continui a godere dello sgravio del 50%

 

Senza perdere il vantaggio economico.

Il limite: l’affiancamento deve essere reale

Attenzione: non è un via libera assoluto.

 

L’INPS è stata chiara: l’estensione dello sgravio deve restare collegata alla causa sostitutiva.

Cosa significa: l’affiancamento deve essere

Reale (non fittizio)
Giustificato (motivato da esigenze concrete)
Temporaneo (non indefinito)

Non può diventare:

❌ Una proroga “mascherata” del contratto
❌ Un utilizzo ordinario del lavoratore senza collegamento con la sostituzione
❌ Un modo per aggirare i limiti dei contratti a termine

 

In pratica se tieni la sostituta 2-4 settimane per un passaggio di consegne documentato e giustificato: OK, mantieni lo sgravio.

Se la tieni 6 mesi “per affiancamento” ma in realtà la usi come dipendente ordinaria: NO, rischi contestazioni e recupero contributivo.

Come applicare correttamente la novità

Se sei un datore di lavoro con meno di 20 dipendenti, ecco come funziona operativamente:

1. Assumi la sostituta con il codice “9R”

Quando assumi per sostituire una lavoratrice in maternità:

✓ Usa il contratto a tempo determinato per sostituzione
✓ Applica il codice autorizzazione “9R”
✓ Godrai dello sgravio contributivo del 50%

2. La lavoratrice rientra

Quando la titolare rientra dalla maternità:

✓ Non sei obbligato a cessare immediatamente la sostituta
✓ Puoi tenerla per un periodo di affiancamento
Lo sgravio continua durante l’affiancamento

3. Documenta l’affiancamento

Per evitare contestazioni:

✓ Definisci chiaramente il periodo di affiancamento
✓ Documenta le attività di passaggio consegne
✓ Giustifica la necessità operativa (es: formazione, aggiornamento sistemi, complessità mansioni)

4. Limita la durata

L’affiancamento deve essere:

✓ Ragionevole (generalmente 2-4 settimane)
✓ Proporzionato alla complessità del ruolo
✓ Non prolungato oltre il necessario

Esempio pratico

Situazione:

Azienda con 15 dipendenti.

Dipendente A va in maternità a gennaio.

Assumi Dipendente B (sostituta) con contratto a termine e sgravio 50%.

Dipendente A rientra a luglio.

Prima del chiarimento INPS:

  • 1 luglio: Dipendente A rientra
  • 1 luglio: Devi cessare Dipendente B o perdere lo sgravio
  • Passaggio di consegne? Affrettato o inesistente

Dopo il chiarimento INPS:

  • 1 luglio: Dipendente A rientra
  • 1-31 luglio: Dipendente B resta per affiancamento
  • Durante tutto luglio: mantieni lo sgravio del 50%
  • 31 luglio: Cessi Dipendente B dopo passaggio completo

Risultato:

✓ Passaggio di consegne curato
✓ Continuità operativa garantita
✓ Risparmio contributivo mantenuto
✓ Dipendente A rientra senza stress

Quanto risparmi concretamente

Facciamo i conti.

Esempio: retribuzione mensile sostituta: 1.500€ lordi

Contributi INPS aziendali normali (circa 30%): 450€/mese

Con lo sgravio del 50%: contributi effettivi  225€/mese

Risparmio: 225€/mese

 

Se mantieni la sostituta 1 mese in più per affiancamento:

  • Prima: Perdevi lo sgravio → Pagavi 450€ di contributi
  • Oggi: Mantieni lo sgravio → Paghi 225€ di contributi

Risparmio effettivo: 225€

Può sembrare poco.

Ma per una piccola azienda, ogni euro risparmiato conta e soprattutto, puoi gestire meglio il rientro senza pressioni economiche.

Cosa devono fare le aziende

Se hai meno di 20 dipendenti e gestisci sostituzioni per maternità:

✓ Verifica con il tuo consulente del lavoro

Non improvvisare. Ogni situazione è diversa e richiede valutazione specifica.

✓ Pianifica l’affiancamento

Non aspettare l’ultimo minuto.

Definisci in anticipo:

  • Durata prevista
  • Attività da svolgere
  • Modalità di passaggio consegne

✓ Documenta tutto

In caso di controlli INPS:

  • Piano di affiancamento
  • Verbali di passaggio consegne
  • Giustificazione della durata scelta

✓ Non abusare della norma

L’affiancamento deve essere reale e proporzionato.

Non usarlo come scusa per prolungare contratti oltre il necessario.

Una norma che aiuta davvero

Questa novità è un esempio di come dovrebbero funzionare le norme sul lavoro: riconoscere la realtà operativa delle aziende.

Perché il rientro dalla maternità non è un evento istantaneo, è un processo.

E ora, finalmente, questo processo può essere gestito senza penalizzazioni economiche.

Per le piccole aziende significa:

✓ Maggiore flessibilità nella gestione del personale
✓ Risparmio contributivo mantenuto
✓ Continuità operativa garantita
✓ Meno stress per tutti

Per le lavoratrici significa:

✓ Rientro più sereno
✓ Tempo adeguato per riambientarsi
✓ Passaggio di consegne curato

 

Un cambiamento piccolo, ma concreto.

Che fa la differenza nella quotidianità delle piccole imprese.

Hai dubbi su come applicare questa novità?

Studio Ruggiero Consulting supporta le aziende nella corretta gestione di:

✓ Sostituzioni per maternità e paternità
✓ Applicazione sgravi contributivi
✓ Contratti a termine per sostituzione
✓ Documentazione e compliance INPS
✓ Pianificazione affiancamenti

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Formazione o selezione? A Masseria Montalbano non abbiamo scelto, le abbiamo unite.

Non sempre le soluzioni migliori partono da un brief formale. Alcune nascono da una domanda semplice: come troviamo le persone giuste, prima di assumerle?

È esattamente questa la domanda che ha aperto la strada all’Academy di Masseria Montalbano, un progetto che, nato da un tavolo di consulenza strategica, si è trasformato in qualcosa di più grande.

Il problema reale che stavamo risolvendo

Masseria Montalbano è una realtà pugliese di alto livello nel mondo degli eventi e del banqueting. Un settore che da anni si confronta con una sfida precisa: non tanto la difficoltà di trovare persone, quanto quella di riconoscere il talento prima di averlo in casa. I processi di selezione tradizionali non bastano: un colloquio non dice quasi nulla di come una persona lavora sotto pressione, in squadra, in un contesto di eccellenza.

Ma c’è un altro lato della questione, altrettanto importante. Le nuove generazioni di professionisti valutano i contesti prima di sceglierli. Vogliono capire la cultura di un’azienda, l’ambiente, le persone, non accontentarsi di una reputazione costruita nel tempo.

Aprire le porte della propria struttura, in questo senso, non è solo una strategia di selezione: è un segnale di cambiamento, un modo concreto di dire che si è pronti a costruire qualcosa insieme.

Lavorando con il management di Masseria Montalbano, abbiamo deciso di ribaltare la logica: invece di cercare il talento già formato, costruire il contesto che lo fa emergere.

Nasce così l’Academy di Masseria Montalbano

Il modello: formazione come strumento di recruiting

1. Immersione reale, non simulazione.

Dieci giorni residenziali nella struttura, in Puglia, immersi nei ritmi reali dell’alta cucina per eventi. Nessuna simulazione. Nessun esercizio teorico. I partecipanti lavorano su eventi veri, con responsabilità concrete, fin dal primo giorno.

2. Osservazione strutturata del talento.

Il contributo della consulenza del lavoro è stato integrare nel percorso qualcosa che spesso manca nei programmi formativi: un sistema strutturato per osservare e valutare le soft skill — adattabilità, comunicazione, gestione dello stress. Quelle che non si leggono nei CV, ma che fanno la differenza ogni giorno.

3. Pipeline diretta all’inserimento.

I talenti che emergono vengono selezionati per collaborazioni concrete con la masseria. La formazione non finisce con un attestato, ma con un’opportunità reale.

I risultati concreto

10 giorni di full immersion residenziale

10 partecipanti selezionati tramite videocall, provenienti da tutta Italia — molti dal nord, la maggior parte under 21.

Tutti hanno completato il percorso. Tutti hanno dimostrato capacità, partecipazione e un senso di appartenenza che è emerso chiaramente anche nei colloqui di approfondimento condotti nella fase finale.

Su dieci partecipanti, due hanno già iniziato a lavorare con noi. Altri due, appena finito il diploma, si uniranno in stagione. Con i restanti siamo rimasti in contatto, perché un talento riconosciuto non si abbandona al primo incrocio di strade.

La serata finale è stata la misura più autentica di tutto il progetto. I ragazzi hanno gestito un evento vero, davanti a ospiti reali, con i genitori ai tavoli e i tutor in secondo piano. Non una verifica, ma una dimostrazione.

“In dieci giorni non si è costruito solo un percorso formativo, ma un’esperienza condivisa capace di lasciare un segno profondo.”

Un progetto collettivo: le persone che lo hanno reso possibile

Un progetto di questo tipo, però, non si costruisce da soli. La qualità dell’Academy è stata anche la qualità delle persone che hanno scelto di farne parte.

A guidare il percorso, l’Executive Chef Giovanni Curri e Francesca Anchora, Responsabile della Comunicazione, due figure che hanno tenuto insieme la sostanza operativa e la visione d’insieme.

La sala nell’ultima serata è stata nelle mani di Giampietro Tetesi, direttore, che ha trasformato un momento formativo in un evento vero.

Attorno a loro, un ecosistema di eccellenze del territorio:

lo chef stellato Pietro Penna ha portato una visione di eccellenza che ha alzato l’asticella per tutti.

Pietro Petruzzi dell’Oleificio Petruzzi, Molino Merano e l’Istituto Alberghiero di Brindisi, sede di Carovigno, hanno contribuito con competenze di territorio e un ponte reale tra scuola e lavoro.

A fare da cornice e da motore, la famiglia Braglia, che guida Masseria Montalbano, e che ha creduto nel progetto fin dall’inizio ed è già al lavoro per disegnare la prossima edizione.

Cosa porta questo modello ad altre imprese

L’Academy non è un progetto riservato al settore hospitality. Il principio è replicabile in qualsiasi contesto dove il talento si misura in azione e non su carta.

Le aziende che costruiscono il contesto giusto prima di assumere conoscono le persone prima di offrire loro un contratto. È un vantaggio competitivo che i classici processi di selezione non possono dare.

Se stai pensando a come strutturare un percorso simile per la tua impresa, mi piacerebbe conoscere il tuo contesto.

Giovi

 

 

Consulente del lavoro, Ruggiero Consulting

 

 

I miei contatti:

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Direttiva Trasparenza: cosa cambia davvero per le imprese (e perché non puoi ignorarla)

Negli ultimi mesi si parla sempre più spesso di trasparenza retributiva.

Molti imprenditori la percepiscono come l’ennesimo obbligo normativo. In realtà, è molto di più.

È un cambio di mentalità e — se gestito bene — può diventare un vantaggio competitivo.

Cos’è la Direttiva Trasparenza

La Direttiva UE 2023/970 introduce nuove regole per garantire equità salariale e ridurre il divario retributivo, soprattutto di genere.

Il principio è semplice:

👉 le aziende devono essere più chiare, coerenti e oggettive su come pagano le persone.

Ma attenzione: non tutte le imprese hanno gli stessi obblighi.

Come evidenziato anche nel recepimento italiano, gli adempimenti sono proporzionati alla dimensione aziendale

Micro e piccole imprese: meno obblighi, ma non zero responsabilità

Se hai meno di 50 dipendenti, potresti pensare: “Non mi riguarda davvero.”

Non è così.

È vero che:

  • alcuni obblighi sono ridotti
  • altri sono semplificati
  • alcuni non si applicano direttamente

Ma il principio di trasparenza vale comunque per tutti.

Ad esempio:

1. Trasparenza già in fase di selezione

Tutte le aziende, indipendentemente dalla dimensione, devono:

  • indicare la retribuzione (o una fascia) già in fase di colloquio
  • evitare domande sulle retribuzioni precedenti

Questo cambia radicalmente il modo di assumere.

2. Progressioni e aumenti (solo per aziende più grandi)

Le imprese sotto i 50 dipendenti sono escluse da alcuni obblighi più strutturati legati alle progressioni economiche

Ma questo non significa che possano gestire aumenti e avanzamenti “a sensazione”.

Perché il rischio resta.

3. Accesso alle informazioni retributive

Anche nelle realtà più piccole, i lavoratori potranno richiedere informazioni.

Con modalità semplificate, sì.

Ma comunque reali.

4. Gender pay gap: obbligo solo sopra certe soglie

L’obbligo di analisi e pubblicazione del divario retributivo scatta solo per aziende più strutturate (oltre i 100 dipendenti)

Ma il tema resta centrale anche per le PMI.

Il vero punto: non è la norma, è come sei organizzato

Qui sta l’errore più comune. Molte aziende affrontano queste novità come un problema normativo.

In realtà, sono uno specchio.

Perché la domanda vera è:

👉 la tua struttura retributiva è difendibile?

  • Hai criteri chiari per stabilire gli stipendi?
  • Sai spiegare perché due ruoli simili sono pagati in modo diverso?
  • Hai un sistema o vai “a trattativa”?

Se la risposta è incerta, la direttiva non crea il problema.

Lo rende visibile.

Il rischio reale per le imprese

Il rischio non è l’obbligo in sé.

È tutto quello che arriva dopo:

  • contenziosi
  • richieste di adeguamento
  • perdita di fiducia interna
  • difficoltà nel trattenere talenti

E, soprattutto, un aumento delle vertenze, perché quando manca chiarezza, prima o poi qualcuno fa una domanda.

Aziende reattive vs aziende strutturate

Ci sono due modi di affrontare questo cambiamento:

Aziende reattive

  • aspettano l’obbligo
  • intervengono solo quando serve
  • sistemano “il minimo indispensabile”

Aziende strutturate

  • anticipano
  • costruiscono criteri solidi
  • trasformano la trasparenza in leva organizzativa

La differenza non si vede subito.

Ma si paga nel tempo.

Come prepararsi davvero

Non serve complicare tutto, serve fare le cose giuste.

✔ Definire criteri retributivi chiari

Non basta “decidere”. Serve poter spiegare.

✔ Allineare contratti e inquadramenti

Molti problemi nascono proprio da qui.

✔ Strutturare le politiche di crescita

Aumenti e avanzamenti devono avere logica, non urgenza.

✔ Mettere ordine oggi per evitare problemi domani

Perché le vertenze non nascono all’improvviso. Crescono nel tempo.

La consulenza del lavoro oggi: evitare problemi, non inseguirli

La trasparenza retributiva segna un passaggio chiave.

La consulenza del lavoro non è più solo gestione.

È struttura, prevenzione, visione.

Perché la vera domanda non è:

👉 “Quanto mi impatta questa normativa?”

Ma:

👉 “La mia azienda è pronta a sostenerla?”

 

 

La Direttiva Trasparenza non è un ostacolo, è un test.

E come tutti i test, non crea problemi. Li evidenzia.

Le aziende che lo capiscono oggi, sono quelle che domani avranno meno conflitti, meno urgenze e più controllo reale.