Settimana corta: un obiettivo strategico abilitato dall’Intelligenza Artificiale

In un contesto in cui l’organizzazione del lavoro sta rapidamente evolvendo, la riduzione dell’orario lavorativo non è più un’utopia, ma una leva concreta per migliorare la produttività, il benessere organizzativo e l’attrattività del brand aziendale. Grazie all’integrazione di strumenti digitali e soluzioni di Intelligenza Artificiale, anche le PMI possono oggi valutare modelli più sostenibili come la settimana lavorativa di quattro giorni, senza compromettere performance e risultati.


📌 Contesto: perché rivedere l’orario di lavoro è oggi una necessità strategica

Il modello a cinque giornate settimanali che regola gran parte delle imprese italiane è in vigore da oltre un secolo. Ma il mondo del lavoro, la tecnologia, le aspettative delle persone e i modelli organizzativi sono cambiati radicalmente.

Il lavoro flessibile, spinto dal periodo pandemico, ha aperto la strada a una revisione profonda dell’equilibrio tempo-lavoro. Oggi, grazie anche alla digitalizzazione, molte organizzazioni sono pronte a fare un ulteriore passo: ripensare l’orario settimanale in funzione dell’efficienza e del benessere.


🔍 Come iniziare: gli strumenti già a disposizione delle aziende

In molti settori, la contrattazione collettiva ha già previsto orari medi di 37/38 ore settimanali. Un punto di partenza solido per le imprese che vogliono iniziare a testare modelli flessibili.

Giovi Ruggiero Consulting supporta le organizzazioni in questa fase attraverso:

  • Audit organizzativi per valutare la fattibilità operativa e normativa
  • Riprogettazione dei turni e delle modalità di lavoro su base multiperiodale
  • Pianificazione della ridistribuzione del monte ore con strumenti di analytics e KPI

L’obiettivo non è solo ridurre il tempo in azienda, ma mantenere intatta (o migliorare) la produttività, ottimizzando i processi interni.


🌍 Esperienze reali: chi sta già applicando la settimana corta

Numerosi progetti pilota, sia a livello internazionale che nazionale, stanno dimostrando che la settimana corta è una strategia win-win.

Il caso “4-Day Week Global” (UK) ha coinvolto oltre 60 aziende e quasi 3.000 lavoratori con un modello “100-80-100”: 100% del salario, 80% del tempo, 100% della produttività. I risultati? Meno stress, meno assenteismo, più engagement e fidelizzazione. Il 92% delle aziende ha deciso di proseguire.

In Italia, pionieri come Intesa Sanpaolo e Luxottica stanno già implementando soluzioni volontarie e flessibili, dimostrando che anche grandi gruppi possono guidare l’innovazione senza attendere riforme normative.


🤖 Tecnologia & AI: il vero abilitatore della settimana corta

La chiave per lavorare meno ma meglio è l’efficienza. Ed è qui che entrano in gioco le tecnologie digitali e l’Intelligenza Artificiale.

Automatizzare attività ripetitive, semplificare processi interni e ottimizzare la gestione del tempo consente di:

  • Liberare risorse per attività a maggior valore
  • Ridurre i costi operativi
  • Accorciare i tempi di esecuzione
  • Aumentare la soddisfazione del team

Giovi Ruggiero Consulting accompagna le aziende in questa transizione attraverso soluzioni personalizzate di AI integration, strumenti di business process automation e percorsi di change management.


⚖️ Rischi da gestire, opportunità da cogliere

Una trasformazione di questo tipo richiede attenzione a diversi fattori:

  • Il rispetto dei contratti e delle normative
  • La gestione del cambiamento culturale interno
  • La formazione e il reskilling continuo
  • La co-progettazione con i lavoratori e i rappresentanti

L’obiettivo non è ridurre semplicemente le ore, ma ripensare in chiave moderna il valore del lavoro, il ruolo della persona in azienda e l’equilibrio vita-lavoro.


🎯 Conclusioni: verso un nuovo paradigma del lavoro

In un’epoca in cui la flessibilità è un asset competitivo, adottare la settimana corta non è solo una scelta organizzativa: è un posizionamento strategico.

Per farlo servono:

  • Visione
  • Strumenti adeguati
  • Competenze digitali
  • Un partner esperto in trasformazione organizzativa

Giovi Ruggiero Consulting è al fianco di imprese e manager che vogliono guidare il cambiamento, rendendo il lavoro più intelligente, umano e sostenibile.


💼 Vuoi esplorare la possibilità di introdurre la settimana corta nella tua organizzazione?

📧 info@gioviruggieroconsulting.com

🌐 www.gioviruggieroconsulting.com


Medici in fuga: serve un welfare multipilastro per trattenere il talento sanitario

La professione medica è in crisi.

Non è solo una questione di stipendi o orari: sempre più medici stanno perdendo fiducia nel proprio ruolo, nel sistema e nel futuro. A confermarlo sono le indagini della FNOMCeO (Federazione degli Ordini dei Medici), CIMO e ANAAO, che parlano chiaro: scontento crescente, motivazione in calo e voglia concreta di cambiare.

Come invertire la rotta?

Nel contesto attuale, non basta più il contratto. Serve una nuova visione del lavoro medico, che rimetta al centro la persona – non solo il professionista.

Una leva fondamentale? Costruire un welfare multipilastro, integrato e su misura.

Contratto + Welfare = Fidelizzazione

La prossima tornata contrattuale sarà una delle ultime occasioni utili per intervenire in modo strutturato.

Oltre a misure fiscali attese (come la detassazione degli aumenti e il regime forfettario per l’intramoenia), è il momento di introdurre strumenti concreti per trattenere e motivare i medici:

  • Supporto nella gestione dei carichi di lavoro
  • Flessibilità organizzativa reale
  • Valorizzazione del tempo clinico (non solo burocratico)
  • Soluzioni di welfare aziendale orientate alla persona e alla famiglia

Welfare multipilastro: come si costruisce

Un sistema efficace integra pubblico e privato in modo strategico:

Area Pubblico Privato
Previdenza Riduzione contributi INPS / Casse Fondi pensione complementari
Sanità SSN, ticket agevolati Fondi sanitari integrativi
Assistenza Servizi locali e nazionali Coperture familiari, LTC, istruzione, cura

Rilanciare la professionalità del medico

Non si tratta solo di welfare.

C’è un tema più profondo: riscoprire l’identità professionale del medico.

Negli anni si è affievolita quella “coscienza collettiva” che un tempo dava dignità, orgoglio e autorevolezza al mestiere.

I medici del SSN meritano risposte concrete.

Serve un piano che non sia solo economico, ma culturale e organizzativo. E il tempo per agire è adesso.


Ruggiero Consulting supporta aziende sanitarie, enti e realtà pubbliche nel disegnare piani di welfare integrato per valorizzare i professionisti e costruire modelli sostenibili di benessere organizzativo.

📩 Parliamone.


Direttiva UE sulla Trasparenza Retributiva: cosa cambia e come prepararsi entro il 2026

Con la pubblicazione della Direttiva UE 2023/970, l’Unione Europea ha tracciato un percorso chiaro verso una maggiore equità salariale e trasparenza retributiva. Una normativa ambiziosa, che entro giugno 2026 obbligherà aziende pubbliche e private ad adeguarsi a nuove regole in materia di selezione, gestione e comunicazione dei salari.

Come studio di consulenza del lavoro, riteniamo fondamentale che le imprese italiane – grandi o piccole – inizino da subito un percorso di adeguamento. Non si tratta solo di compliance normativa, ma di un passo concreto verso una cultura del lavoro più equa, moderna e attrattiva.

Cosa prevede la Direttiva 2023/970

Ecco i principali punti della normativa:

1. Trasparenza retributiva già in fase di selezione

I datori di lavoro dovranno comunicare, prima del colloquio, l’importo o la fascia retributiva del ruolo ricercato. Sarà inoltre vietato chiedere informazioni sulla retribuzione attuale o passata del candidato.

2. Diritto all’informazione per i dipendenti

Tutti i lavoratori avranno il diritto di accedere a dati retributivi relativi a posizioni comparabili per valore e responsabilità, oltre che ai criteri oggettivi utilizzati per determinare retribuzioni e avanzamenti di carriera.

3. Obbligo di rendicontazione del gender pay gap

Le imprese con oltre 250 dipendenti dovranno pubblicare annualmente il divario retributivo tra uomini e donne. Le aziende con 150-249 dipendenti avranno obblighi triennali, mentre quelle tra 100 e 149 entreranno in regime di obbligo a partire dal 2031.

Se il divario retributivo supera il 5% senza giustificazione oggettiva, l’azienda dovrà avviare una valutazione congiunta con le rappresentanze sindacali.

4. Divieto di clausole di segretezza salariale

Le aziende non potranno più imporre ai lavoratori il divieto di condividere informazioni sul proprio salario. Questo favorirà una cultura della trasparenza e ridurrà il rischio di discriminazioni sistemiche.

5. Inversione dell’onere della prova

Nei contenziosi legati a discriminazione retributiva, sarà il datore di lavoro a dover dimostrare la legittimità delle proprie scelte. Il lavoratore potrà ottenere risarcimenti completi, comprensivi di arretrati, bonus, danni morali e materiali.

Scadenze e tempistiche

  • Recepimento della Direttiva: entro il 7 giugno 2026
  • Obblighi immediati per aziende >250 dipendenti al momento del recepimento
  • Aziende più piccole: obblighi scaglionati a partire dal 2027 fino al 2031

Lo stato di preparazione delle aziende italiane

Secondo recenti dati pubblicati da Il Sole 24 Ore, le imprese italiane mostrano un ritardo preoccupante:

  • Solo il 26% utilizza criteri oggettivi per definire i salari
  • Appena l’8% rende trasparenti le proprie policy retributive
  • Il 72% non ha ancora processi strutturati per gestire la trasparenza salariale

Un segnale chiaro: è il momento di agire.

Come prepararsi: il nostro approccio

Come Ruggiero Consulting, affianchiamo le aziende in un percorso strutturato di adeguamento, attraverso:

  • Analisi del gender pay gap interno
  • Mappatura dei ruoli e delle retribuzioni su base oggettiva
  • Definizione di policy retributive trasparenti
  • Formazione per HR e manager
  • Supporto legale e strategico in caso di contenziosi

 

La trasparenza retributiva non è solo un obbligo normativo, ma una leva strategica per rafforzare la fiducia, migliorare l’employer branding e costruire una cultura aziendale più inclusiva.

📩 Vuoi sapere come adeguare la tua organizzazione alla Direttiva UE 2023/970?

Contattaci per una consulenza personalizzata.


Ruggiero Consulting – Consulenti del lavoro per il cambiamento organizzativo


Staff house nel turismo: più incentivi per imprese e lavoratori

Il settore turistico-ricettivo si conferma al centro delle politiche di sostegno per il 2025. Con il Decreto Legge n. 95/2025, convertito nella Legge n. 113/2025, il legislatore introduce un pacchetto di agevolazioni innovative pensate per sostenere le imprese che offrono alloggi ai propri lavoratori – le cosiddette staff house – e per favorire la mobilità della forza lavoro, soprattutto quella giovanile.

Un intervento atteso, che mira a rispondere concretamente alla carenza di alloggi a prezzi accessibili nelle località turistiche e a facilitare l’ingaggio di personale stagionale e qualificato.

Tre nuove agevolazioni per rafforzare il sistema staff house

Il cuore della misura sta in tre nuove agevolazioni, rivolte sia ai datori di lavoro che ai dipendenti:

1. Incentivi alle imprese

Le aziende del comparto turistico-ricettivo potranno accedere a un contributo economico per:

  • la realizzazione di nuovi alloggi destinati al personale;
  • la riqualificazione e ristrutturazione di strutture esistenti, da adibire a staff house.

Si tratta di un sostegno importante per ridurre l’onere degli investimenti immobiliari e migliorare l’attrattività dell’offerta lavorativa.

2. Alloggi a canone agevolato

I lavoratori potranno usufruire di alloggi forniti dal datore di lavoro con un canone ridotto di almeno il 30% rispetto al valore di mercato. Una misura pensata per favorire l’accesso a soluzioni abitative dignitose in aree ad alta pressione turistica, dove i prezzi degli affitti tendono a essere proibitivi.

3. Contributo al pagamento del canone

Previsto anche un contributo diretto a favore del lavoratore per sostenere il pagamento del canone stesso, rafforzando ulteriormente il potere d'acquisto e la sostenibilità della permanenza lavorativa.

Un quadro che si completa con la Manovra 2025

Le nuove misure si integrano con due bonus fiscali già introdotti dalla Legge di Bilancio 2025, creando così un vero e proprio sistema integrato di incentivi abitativi per il lavoro:

  • Esenzione Irpef fino a 5.000 euro sui rimborsi erogati dal datore di lavoro per i canoni di locazione a favore dei dipendenti.
  • Elevazione del tetto ai fringe benefit fino a 2.000 euro annui, permettendo una maggiore flessibilità nell’erogazione di vantaggi non monetari.

🎯 Obiettivi della misura: attrattività, mobilità, retention

Il potenziamento del sistema staff house rappresenta una risposta concreta a tre esigenze chiave del settore:

  1. Supportare le imprese nel reperimento e nella fidelizzazione della forza lavoro.
  2. Incentivare la mobilità geografica, soprattutto tra i giovani e i lavoratori stagionali.
  3. Garantire soluzioni abitative sostenibili in territori ad alta intensità turistica, dove il mismatch tra domanda e offerta abitativa penalizza lo sviluppo del comparto.

Un’opportunità anche per PMI e gestioni stagionali

Queste misure, se ben implementate, possono rappresentare una leva competitiva anche per piccole e medie imprese, consorzi turistici, strutture ricettive a conduzione familiare e realtà stagionali che fanno fatica ad attrarre personale qualificato.

Per coglierne appieno i vantaggi, sarà fondamentale:

  • attivare percorsi di progettazione edilizia o ristrutturazione compatibili con i contributi previsti;
  • costruire politiche interne di welfare abitativo aziendale;
  • aggiornare i sistemi HR per includere questi strumenti come parte integrante dell’offerta contrattuale.

 

La strategia del legislatore è chiara: rafforzare il binomio lavoro–abitazione per rendere il turismo italiano più sostenibile, inclusivo e competitivo. Le staff house non sono più una soluzione emergenziale, ma una leva strutturale di crescita per tutto il comparto.

 

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Startup innovative: il MIMIT chiarisce i nuovi requisiti e le proroghe

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha recentemente pubblicato la Circolare del 29 luglio 2025, un documento fondamentale per le startup innovative e per quelle che desiderano acquisire tale status. La Circolare fornisce chiarimenti in merito alle modifiche introdotte dalla Legge 193/2024 (Legge Annuale sulla Concorrenza), che ha apportato modifiche all’articolo 25 del DL 179/2012, il cosiddetto “Startup Act”.

Le novità introdotte dalla Legge 193/2024

La nuova legge, entrata in vigore il 18 dicembre 2024, ha modificato in modo significativo il quadro normativo delle startup innovative. In particolare, l’articolo 28 ha apportato quattro cambiamenti principali:

  1. Inquadramento europeo: Le startup innovative devono ora rispettare la definizione di PMI (Piccola e Media Impresa) come indicato dalla Commissione Europea (Raccomandazione 2003/361/CE).
  2. Attività prevalente: Le startup non possono più svolgere attività di consulenza o agenzia come attività principale, limitando così il tipo di business che può essere classificato come “innovativo”.
  3. Estensione della permanenza nel Registro Speciale: È stata introdotta la possibilità di restare nel Registro delle Imprese per un periodo superiore a tre anni, estendibile fino a cinque anni, se vengono rispettati determinati requisiti. È prevista anche la possibilità di estendere ulteriormente il termine fino a sette anni, ma solo per le startup in fase di scale-up.
  4. Nuove iscrizioni: Sono stati definiti i termini per l'iscrizione di nuove startup innovative, con differenze tra chi si iscrive subito dopo la costituzione e chi lo fa dopo più di due anni.

Dettagli sugli aggiornamenti relativi a iscrizione e mantenimento

La Circolare offre anche ulteriori chiarimenti sui requisiti per l’iscrizione e il mantenimento dello status di startup innovativa, in particolare per quanto riguarda la definizione di PMI, il valore della produzione e le nuove norme sulle attività consentite.

Requisito “PMI” e valore della produzione

Le startup devono rispettare il requisito di essere una PMI secondo la definizione europea. Inoltre, devono mantenere un valore della produzione annua non superiore a 5 milioni di euro a partire dal secondo anno di iscrizione. L’iscrizione è vietata per le imprese collegate o controllate da grandi aziende, come specificato dalla legge.

Attività prevalente: stop a consulenza e agenzie

Una delle principali novità riguarda l’autocertificazione annuale che le startup dovranno presentare. Le aziende dovranno attestare che non svolgono attività prevalente di consulenza o agenzia. In particolare, la consulenza è intesa come una prestazione professionale finalizzata ad assistere e consigliare i clienti, mentre l'agenzia riguarda funzioni intermediarie in affari di qualsiasi tipo.

Le startup già iscritte alla data del 18 dicembre 2024 che rientrano in queste categorie avranno tempo fino alla prossima dichiarazione annuale per adeguarsi alle nuove norme.

Estensione della permanenza nel Registro Speciale

Fino a 5 anni

Le startup innovative possono ora rimanere nella sezione speciale del Registro delle Imprese per fino a 5 anni, anziché 3, a condizione di rispettare alcuni requisiti, tra cui:

  • Spese in Ricerca e Sviluppo (R&S) pari almeno al 25% del valore totale della produzione.
  • Avere almeno un brevetto registrato, esclusi i modelli di utilità o diritti sui programmi per elaboratore.

Oltre 5 anni: fase di Scale-up

Le startup che entrano in fase di scale-up possono richiedere una proroga di due anni, estensibile fino a un massimo di 4 anni complessivi. Per accedere a questa estensione, la startup deve soddisfare almeno uno dei seguenti requisiti:

  • Aumento del capitale tramite un Organismo di Investimento Collettivo del Risparmio (OICR) superiore a 1 milione di euro.
  • Incremento dei ricavi annuali superiori al 100% rispetto all’anno precedente.

Nuove iscrizioni e tempistiche

La Circolare distingue tra nuove iscrizioni e imprese già iscritte alla data del 18 dicembre 2024.

  • Iscrizione fino a 2 anni dalla costituzione: Le startup dovranno rispettare i requisiti entro il terzo anno e presentare la dichiarazione di conferma entro 30 giorni dalla chiusura del bilancio annuale, comunque non oltre il 31 luglio.
  • Iscrizione dopo 2 anni dalla costituzione: Queste imprese perderanno lo status di startup innovativa al termine dei 60 mesi dalla costituzione, prima ancora di aver completato i tre anni di iscrizione.

Imprese già iscritte: scadenze per l’adeguamento

Le imprese già iscritte possono beneficiare di termini aggiuntivi per adeguarsi alle nuove normative:

  • Iscritte da meno di 18 mesi: Hanno 6 mesi in più per adeguarsi dopo la scadenza del terzo anno.
  • Iscritte da oltre 18 mesi: Possono ottenere una proroga di 12 mesi per adeguarsi.

In caso di mancato rispetto di queste scadenze, le startup perderanno il loro status di “innovativa” e verranno cancellate d'ufficio dal Registro.

Scadenze e cancellazioni

È importante notare che la proroga di 12 mesi introdotta dal D.L. 34/2020 durante la pandemia, che consentiva alle startup di rimanere nel Registro per un massimo di 72 mesi dalla costituzione, è scaduta. Le imprese che hanno superato i 60 mesi dalla costituzione al 18 dicembre 2024 verranno automaticamente cancellate dalla sezione speciale, a meno che non rientrino nei nuovi requisiti per l’iscrizione come PMI innovative.

Secondo i dati aggiornati, circa 584 imprese sono già oltre i 60 mesi e saranno cancellate entro i prossimi mesi.

 

La Circolare del MIMIT del 29 luglio 2025 fornisce un quadro chiaro e dettagliato delle modifiche introdotte dalla Legge 193/2024 per le startup innovative. Queste modifiche, che spaziano dall’estensione della permanenza nel Registro delle Imprese alla regolamentazione delle attività prevalenti, hanno lo scopo di rendere il sistema delle startup italiane più competitivo, meritocratico e orientato all'innovazione vera.

Per tutte le startup innovative, è fondamentale essere al corrente delle nuove scadenze e dei requisiti da rispettare per mantenere il proprio status e accedere alle opportunità previste dalla normativa.

 

Vuoi maggiori informazioni? Contattaci!


Colloqui di lavoro: preparazione, diritti e buone pratiche

Affrontare un colloquio di lavoro è un passo fondamentale nella carriera di ogni professionista, ma non si tratta solo di rispondere correttamente alle domande che ci vengono fatte. È anche una questione di preparazione mentale e di consapevolezza dei propri diritti.

In Ruggiero Consulting, crediamo fermamente che il colloquio di lavoro non debba essere un processo fonte di ansia, ma un'opportunità per dimostrare il proprio valore in un ambiente professionale sano e rispettoso.

La preparazione: non solo risposte, ma anche domande

Iniziamo con il sottolineare un aspetto cruciale: la preparazione al colloquio non riguarda solo le risposte che darai, ma anche la consapevolezza delle domande che ti verranno fatte.

Un colloquio ben gestito deve essere un dialogo trasparente e rispettoso tra il candidato e l'azienda.

Questo vuol dire che, sebbene ci siano domande specifiche che ti aiuteranno a mettere in evidenza le tue competenze, ci sono anche domande che non dovrebbero mai essere fatte.

Domande vietate: cosa non è accettabile

In Italia, come in molti altri Paesi, esistono domande vietate per legge durante un colloquio di lavoro. Tali domande riguardano tematiche che non devono influenzare la selezione di un candidato. Parliamo di domande relative a:

  • Stato civile e famiglia: "Sei sposato? Hai figli?"
  • Religione e orientamento politico: "A quale chiesa appartieni?"
  • Salute e disabilità: "Hai mai avuto problemi di salute?"
  • Orientamento sessuale: "Sei eterosessuale?"
  • Età: "Quanti anni hai?"

Queste domande non solo sono inappropriate, ma violano i diritti del candidato e compromettono il principio di parità di trattamento. Un candidato non deve mai sentirsi discriminato per motivi legati alla sua vita privata, alla salute o alla sua identità personale.

Il ruolo del datore di lavoro: un processo di selezione trasparente e rispettoso

Come azienda, la responsabilità di garantire un processo di selezione equo e trasparente ricade principalmente su chi sta assumendo. È fondamentale che ogni intervista rispetti le normative vigenti e che venga condotta in modo da mettere il candidato nelle migliori condizioni per esprimere il proprio potenziale. Questo implica evitare domande inappropriate e dare la possibilità a ogni candidato di parlare delle proprie competenze, esperienze e aspirazioni professionali, senza paura di pregiudizi.

In Ruggiero Consulting, promuoviamo un approccio di selezione che valorizzi i candidati in base alle loro capacità professionali, non influenzato da alcun tipo di discriminazione. Un processo di selezione efficace è, in primo luogo, un processo rispettoso.

Conoscere i diritti: la chiave per un ambiente di lavoro sano

Che tu stia cercando un lavoro o stia gestendo risorse umane, la conoscenza dei tuoi diritti e doveri è essenziale per costruire un ambiente di lavoro sano, equo e meritocratico. I colloqui di lavoro devono essere occasione di incontro, non di giudizio superficiale.

Se sei un candidato, ricorda che hai il diritto di essere trattato con rispetto durante il processo di selezione e di chiedere chiarimenti su qualsiasi domanda che ritieni non pertinente. Non devi mai sentirti obbligato a rispondere a domande invadenti o discriminatorie.

Se sei un datore di lavoro o un responsabile HR, il tuo compito è garantire che il processo di selezione sia trasparente, equo e conforme alla legge. Una buona pratica di selezione crea un ambiente positivo per entrambe le parti e favorisce l'inserimento di talenti che contribuiscano realmente al successo dell'organizzazione.

Conclusioni: costruire un ambiente di lavoro basato sul rispetto reciproco

La chiave per un colloquio di lavoro di successo non risiede solo nella capacità di rispondere a domande tecniche o comportamentali, ma anche nella consapevolezza di essere trattati con rispetto. In Ruggiero Consulting, siamo convinti che l’empatia, la trasparenza e il rispetto reciproco siano i valori fondamentali per la costruzione di un ambiente professionale sano e meritocratico.

 

Affrontare il colloquio con preparazione, riconoscendo i tuoi diritti e doveri, è il primo passo verso una carriera soddisfacente e un posto di lavoro che valorizzi davvero le tue competenze.

 

Se stai cercando un lavoro o se desideri migliorare i tuoi processi di selezione, non esitare a contattarci.

Siamo qui per guidarti verso il successo, con professionalità, rispetto e competenza.



comunicare

Comunicare con il personale: leva strategica per engagement ed employer branding

In un mercato del lavoro sempre più fluido e competitivo, comunicare internamente si conferma una leva strategica per migliorare coinvolgimento, benessere e attrattività dell’azienda. Per questo, nelle nostre attività consulenziali, accompagniamo le organizzazioni nella costruzione di un dialogo efficace e bidirezionale con le proprie persone.

Perché la comunicazione interna è cruciale?

Ogni impresa ha un’identità, una cultura e degli obiettivi da trasmettere anche – e soprattutto – al proprio personale. Una comunicazione chiara, coerente e continuativa migliora il clima aziendale, favorisce l’allineamento strategico e rafforza l’engagement, che si traduce direttamente in produttività e retention.

Parlare di comunicazione interna significa occuparsi dei flussi informativi tra i vari livelli e reparti aziendali: comunicazione verticale (top-down e bottom-up), orizzontale (tra pari) e cross-funzionale (tra team diversi). Ogni direttrice ha un ruolo nel promuovere trasparenza, collaborazione e fiducia.

Il contesto: disingaggio diffuso e domanda di ascolto

Secondo le ultime ricerche, l’87% dei lavoratori europei dichiara un basso coinvolgimento e sarebbe disposto a cambiare impiego. Il dato è ancora più rilevante se si considera che, tra le cause principali, emergono la mancanza di comunicazione chiara su orari, obiettivi e ruoli, e la percezione di scarsa attenzione da parte del management.

Le nostre analisi confermano questa tendenza:

  • Il 70% dei lavoratori ritiene assente una strategia di comunicazione interna
  • Il 74% valuta negativamente la comunicazione del management
  • Il 72% non percepisce chiarezza sugli obiettivi aziendali

Il messaggio è chiaro: per contrastare stress e disingaggio, serve aprire canali reali di comunicazione e confronto.

Le azioni concrete per migliorare il dialogo aziendale

Dalla microimpresa alla multinazionale, esistono interventi sostenibili per migliorare la comunicazione interna:

  • Newsletter interne, town hall meeting, intranet aziendali per informare in modo continuativo e accessibile
  • Spazi digitali collaborativi dove team e persone possano interagire, aggiornarsi e scambiarsi feedback
  • Survey periodiche, sportelli HR, focus group per raccogliere opinioni e indicazioni bottom-up
  • Percorsi formativi per manager e team leader orientati alla leadership comunicativa e all’ascolto attivo

Comunicazione interna come leva di employer branding

Una comunicazione efficace non migliora solo il clima aziendale, ma ha impatti diretti su:

  • Engagement e motivazione: i lavoratori si sentono parte attiva dell’organizzazione
  • Retention: il senso di appartenenza riduce turnover e costi di sostituzione
  • Employer branding: l’azienda è più attrattiva per i talenti in ingresso e per chi già vi lavora

Il costo della sostituzione di una risorsa può arrivare a due volte lo stipendio annuo: investire in comunicazione significa prevenire dispersione di know-how e risorse.

Il nostro approccio

In Ruggiero Consulting, supportiamo le organizzazioni nel costruire strategie di comunicazione interna efficaci e sostenibili, con l’obiettivo di rafforzare l’identità aziendale, migliorare la partecipazione e valorizzare le persone.

Lo facciamo attraverso:

  • Audit e analisi del clima comunicativo
  • Piani editoriali e strumenti digitali di comunicazione
  • Formazione HR e manageriale sul dialogo organizzativo
  • Progetti di employer branding integrati

👉 Vuoi migliorare la comunicazione interna nella tua azienda?

Contattaci per una consulenza personalizzata: costruire un ambiente di lavoro più coeso, informato e attrattivo è possibile, e inizia da una buona strategia di comunicazione.


La Patente a Crediti si estende agli eventi temporanei: opportunità e sfide per la Sicurezza sul Lavoro

🔍 Che cos’è la Patente a Crediti?

La Patente a Crediti per la Sicurezza sul Lavoro è uno strumento premiale introdotto dal legislatore per valutare e monitorare l'affidabilità delle imprese in materia di salute e sicurezza. Si basa su un sistema a punti, che le imprese possono accumulare (o perdere) in base a comportamenti, certificazioni e investimenti effettuati in ambito sicurezza.

L’obiettivo è duplice:

  • Premiare chi investe in prevenzione, formazione e tecnologie;

  • Responsabilizzare chi opera in settori ad alto rischio, come l’edilizia e l’allestimento di eventi, riducendo gli incidenti e migliorando gli standard operativi.


🏗️ L’obbligo si estende agli eventi: cosa cambia

Con le più recenti disposizioni, la patente è diventata obbligatoria anche per le attività temporanee equiparabili ai cantieri, tra cui:

  • Montaggio palchi e strutture temporanee;

  • Allestimento stand fieristici;

  • Installazioni per eventi pubblici.

Questo implica che anche in questi contesti:

  • Il personale deve essere in possesso di patente valida;

  • Gli appaltatori e subappaltatori vanno verificati prima dell'ingresso;

  • La formazione continua diventa cruciale per evitare sospensioni o revoche della patente.


📌 Cosa prevede la normativa: punti chiave

Secondo le FAQ INL riportate da ItaliaOggi, i principali elementi normativi sono:

  1. Validità: La patente resta valida nel tempo, salvo sospensioni o revoche.

  2. Responsabilità: Coordinatori e responsabili non sono sanzionabili se i soggetti in cantiere sono regolarmente dotati di patente.

  3. Dichiarazioni mendaci: Le false attestazioni comportano responsabilità penale.

Queste disposizioni confermano quanto la gestione documentale, la formazione preventiva e la tracciabilità dei requisiti siano oggi più che mai essenziali per garantire la compliance.


🎓 Come si ottengono i crediti?

Le imprese possono accumulare crediti attraverso diverse azioni concrete, tra cui:

  1. Certificazione SGSL (ISO 45001): Attesta un sistema di gestione della sicurezza efficace.

  2. Asseverazione del Modello Organizzativo (UNI 11751-1): Verifica da parte di enti paritetici.

  3. Formazione aggiuntiva: Almeno un terzo dei lavoratori deve frequentare corsi extra rispetto a quelli obbligatori.

  4. Investimenti in tecnologia per la sicurezza: Premiati gli investimenti tra i 5.000 e i 50.000 euro in dispositivi e attrezzature di protezione.

In aggiunta, le aziende iscritte da almeno 20 anni alla Camera di Commercio ricevono un bonus automatico di 10 punti, come riconoscimento per la solidità e la storicità della propria attività.


⚠️ Le sfide per le PMI

Sebbene il sistema sia pensato per innalzare la cultura della sicurezza, le PMI si trovano spesso in difficoltà nel gestire:

  • Carichi burocratici complessi;

  • Costi fissi legati alla formazione continua;

  • Necessità di monitorare costantemente la posizione di ogni lavoratore e fornitore.

Questa asimmetria rischia di penalizzare le realtà più piccole, pur virtuose, che non dispongono delle stesse risorse delle grandi imprese per gestire la compliance amministrativa.

Serve quindi un modello più agile, che premi il merito e riduca gli ostacoli burocratici, favorendo una partecipazione più ampia e inclusiva.


✅ Come tutelarsi: le raccomandazioni di Ruggiero Consulting

Per prevenire sanzioni, sospensioni e fermi operativi, consigliamo di:

Aggiornare i contratti: inserendo clausole specifiche sull’obbligo di patente per fornitori e collaboratori.
Verificare periodicamente i requisiti di lavoratori, partner e appaltatori.
Pianificare la formazione in anticipo per mantenere il punteggio necessario.
Documentare ogni controllo e verifica, così da tutelarsi in caso di ispezioni o contenziosi.

La Patente a Crediti rappresenta un importante passo avanti per la cultura della sicurezza, ma deve essere gestita con attenzione, visione strategica e strumenti adeguati.

Per le imprese coinvolte negli allestimenti temporanei, così come per le PMI operanti in settori ad alto rischio, anticipare la compliance non è solo una scelta responsabile, ma anche un vantaggio competitivo.

Investire oggi in sicurezza significa proteggere il personale, garantire la continuità dei progetti e migliorare la propria reputazione nel mercato.


Hai bisogno di un check-up normativo o vuoi impostare un piano di formazione e gestione crediti?
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Un'importante novità in arrivo per i pazienti oncologici: dal 2026 nuove tutele sul lavoro

La normativa italiana si arricchisce di un ulteriore passo in avanti a favore dei malati oncologici, con l’approvazione definitiva della legge che offre maggiori garanzie a chi sta affrontando un percorso di cura per tumore.

Dopo il via libera unanime della Camera dei deputati a marzo 2025, il Senato ha approvato la legge l’8 luglio 2025, portando così una risposta concreta alle richieste delle associazioni dei pazienti oncologici e delle loro famiglie, in una prospettiva di miglioramento delle condizioni lavorative.

Le nuove tutele per i malati oncologici e per chi ha invalidità superiore al 74%


Dal 2026, infatti, tutti i lavoratori dipendenti che affrontano una malattia oncologica o altre patologie croniche e rare, con un’invalidità superiore al 74%, potranno beneficiare di un congedo straordinario della durata massima di 24 mesi. Questa “pausa lavorativa”, che potrà essere continuativa o frazionata, garantirà ai pazienti la conservazione del posto di lavoro, pur senza stipendio. Questo rappresenta un cambio radicale rispetto alle attuali disposizioni, che limitano a 6 mesi la durata dell’assenza per malattia, rischiando di esporre i lavoratori alla perdita del proprio impiego.

Cosa cambia rispetto al passato?


Fino a oggi, molti malati oncologici si sono trovati costretti a rientrare al lavoro prima di quanto fosse loro possibile, con un alto rischio di compromissione del percorso di cura. La nuova legge prevede che durante il periodo di assenza, pur non ricevendo lo stipendio e senza la contribuzione previdenziale (ai fini pensionistici), il lavoratore potrà conservare il proprio posto di lavoro, con la possibilità di rientrare in modalità agile o a distanza, laddove compatibile con le mansioni svolte. Inoltre, i permessi retribuiti per visite mediche ed esami saranno incrementati di 10 ore, portando il totale fino a 28 ore annue in alcuni casi, per tutti i pazienti fragili o per coloro che devono accudire familiari malati.

I lavoratori autonomi non sono stati dimenticati: la legge prevede che i professionisti possano sospendere l’attività fino a 300 giorni all’anno, rispetto ai 150 giorni previsti attualmente per i contratti di lavoro autonomo continuativo.

Le coperture finanziarie e l’impegno futuro


Per il finanziamento delle nuove tutele, sono previste coperture crescenti dal 2026 al 2035, che partiranno da 20,9 milioni di euro e arriveranno a 25,2 milioni di euro. Inoltre, la legge istituisce un fondo da 2 milioni di euro annui destinato al Ministero dell’università e della ricerca, per premiare laureati in discipline sanitarie in memoria delle vittime del cancro. È previsto anche il potenziamento delle infrastrutture tecnologiche dell’INPS, per facilitare l’applicazione delle nuove norme.

Il “salva-lavoro” e l’oblio oncologico: una tutela ancora più forte


Questa legge si inserisce in un più ampio contesto di tutela e di riconoscimento dei diritti dei malati oncologici, che ha visto recentemente anche l’approvazione della normativa sul cosiddetto "oblio oncologico". In questo scenario, le nuove disposizioni “salva-lavoro” rappresentano un passo decisivo per garantire serenità ai malati oncologici durante e dopo il percorso di cura, senza compromettere la loro stabilità professionale ed economica. Il Ministro della Salute Orazio Schillaci ha commentato con favore l’approvazione della legge, sottolineando l’importanza di dare ai malati oncologici “un segnale di civiltà e umanità”.

Le reazioni delle associazioni dei pazienti


Le reazioni alle nuove disposizioni sono contrastanti ma generalmente favorevoli. Annamaria Mancuso, coordinatrice del gruppo “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”, ha espresso grande soddisfazione per l’estensione delle tutele professionali ed economiche. Secondo Mancuso, questo rappresenta un “importantissimo passo verso la protezione dei pazienti, che finalmente possono affrontare la malattia senza doversi preoccupare della perdita di stabilità lavorativa”.

D’altra parte, la Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO) ha sottolineato come, pur apprezzando l’intento positivo della legge, ci siano alcune lacune da colmare. In particolare, Elisabetta Iannelli, segretario generale di FAVO, ha evidenziato la necessità di prevedere il divieto di lavoro notturno per i malati oncologici e di introdurre l’obbligo per i datori di lavoro di comunicare anticipatamente la scadenza del periodo di comporto. Inoltre, FAVO auspica che si intervenga ulteriormente in futuro per garantire maggiore protezione e dignità a chi affronta una malattia grave.

Un futuro più sereno per i lavoratori oncologici


Le nuove norme, che entreranno in vigore dal 2026, rappresentano un importante cambiamento per chi sta combattendo contro il cancro e altre patologie invalidanti. La possibilità di usufruire di congedi prolungati senza rischiare il licenziamento e la garanzia di un ritorno graduale al lavoro, anche in modalità agile, sono un riconoscimento dei diritti fondamentali di chi sta attraversando un periodo difficile.

L’introduzione di queste tutele evidenzia quanto il sistema legislativo italiano stia evolvendo per rispondere meglio alle esigenze dei malati oncologici, cercando di bilanciare la necessità di tutelare la salute con quella di garantire la continuità professionale. In un mondo del lavoro sempre più dinamico e in continua trasformazione, è fondamentale che i diritti dei lavoratori malati vengano rispettati, così come il diritto a una vita lavorativa serena anche in presenza di gravi patologie.


Il 2026 segnerà un anno cruciale per i pazienti oncologici e per chi vive con invalidità superiore al 74%.

Le nuove tutele sul lavoro, insieme alle altre misure di protezione sociale, contribuiranno a dare maggiore dignità e serenità a chi deve affrontare la malattia. È un segno concreto di attenzione e supporto, ma anche un messaggio di speranza: il lavoro, con le giuste tutele, può essere parte integrante del percorso di cura, favorendo il recupero e la continuità della vita quotidiana.

Come professionisti del cambiamento, crediamo che anche in questi momenti si possa costruire valore, dignità e speranza.

Perché il lavoro non è solo una mansione, è anche un legame. E ogni legame può essere curato.


Bonus in busta paga invece della pensione anticipata? Ora si può, anche cambiando lavoro

Una nuova opportunità per i lavoratori senior e una leva strategica per le aziende

Dal 2025, chi ha maturato i requisiti per la pensione anticipata (secondo la legge Fornero o con la cosiddetta Quota 103) può scegliere di restare al lavoro e ricevere ogni mese in busta paga l’equivalente dei contributi pensionistici IVS normalmente trattenuti.

💰 In pratica: il lavoratore rinuncia a una parte dei contributi, ma riceve subito quell'importo netto e senza tasse in busta paga. Un bonus mensile fino al 9,19% dello stipendio lordo.

📌 Il vantaggio?

Uno stipendio più alto nel presente, senza perdere il diritto alla pensione futura (che sarà solo leggermente più bassa). Un’opportunità interessante per chi vuole continuare a lavorare con maggiore beneficio economico immediato.

E se il lavoratore cambia azienda?

Il bonus non si perde.

Secondo la nuova circolare INPS (n. 102/2025), una volta esercitata l’opzione, questa si trasferisce automaticamente anche in caso di cambio di datore di lavoro o amministrazione.

👉 Non è necessario presentare una nuova domanda.

Il nuovo datore di lavoro riceverà la comunicazione dall’INPS tramite il servizio di "comunicazione bidirezionale" e inizierà ad applicare il bonus nella nuova busta paga.

Revoca: si può tornare indietro?

Sì, ma una sola volta.

Chi sceglie di interrompere l’incentivo può farlo, e l’effetto decorre dal primo giorno del mese successivo alla richiesta.

Cosa cambia per le aziende?

Per le imprese, questa misura può diventare una leva strategica per trattenere competenze preziose più a lungo, senza dover ricorrere a incentivi complessi o costosi.

Ma serve attenzione:

✅ Verifica dei requisiti

✅ Allineamento con l’INPS

✅ Aggiornamento delle buste paga

✅ Comunicazione interna chiara e trasparente

 

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